E’ arrivata la fine del segreto bancario?

Il segreto bancario è veramente arrivato al suo epilogo? Di certo siamo di fronte ad un passaggio storico per il sistema bancario: in occasione del Global Forum dell’OCSE, 51 paesi hanno siglato un accordo multilaterale per lo scambio automatico di informazioni finanziarie contro l’evasione fiscale internazionale a partire dal 2017. E’ possibile visionare il comunicato stampa n. 246 del 29 ottobre 2014 integrale sul sito internet del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Cosa riguarderà lo scambio di informazioni?
I conti e i depositi bancari, gli interessi, i dividendi dei titoli finanziari e i codici di identificazione fiscale di persone fisiche, persone giuridiche, fondazioni o trust. Sono tenuti a fornire questi dati oltre alle banche anche i broker, le compagnie di assicurazione ed alcune società di investimento collettivo.

Il processo avviato sembra ormai essere inarrestabile
Oltre ai paesi già firmatari dell’accordo tra cui segnaliamo alcuni paradisi fiscali quali le Cayman e Bermuda, si aggiungeranno nei prossimi mesi altri 41 paesi. Nell’arco di poco tempo i nuovi standard in tema di segreto bancario porteranno ad un consequenziale incremento della probabilità di essere individuati per chi ha capitali nascosti all’estero rafforzando quindi l’impatto di autodenuncia inserita nella procedura di voluntary disclosure del Governo italiano.

foto credits: Matilde Martínez

Azienda in crisi? Il perchè è scritto negli indici aziendali

Quando un’impresa può definirsi in crisi? E soprattutto, cosa s’intende per crisi? A queste domande risponde anche l’articolo “Analisi degli indici aziendali per «comprendere» la crisi” pubblicato su Il Sole 24 Ore lo scorso febbraio ma tuttora di assoluta attualità.

Di fondamentale importanza è l’analisi delle cause che hanno condotto l’azienda ad una situazione di difficoltà. Lo stato di crisi “può avere origine da inefficienza, oppure da sovracapacità, a sua volta determinata da calo dei volumi o da eccesso di investimento”. In altre parole, la crisi può essere dovuta “all’incapacità dell’impresa di produrre a prezzi competitivi, o tali da coprire i costi” oppure alla “presenza di investimenti (in genere in immobili o impianti) eccessivi rispetto alla capacità di sopportazione”.

Come può l’imprenditore comprendere se si trova in uno stato di crisi sanabile o irreversibile (stato di insolvenza)? La distinzione tra le due situazioni è fondamentale per decidere quali misure di intervento adottare ma non sempre è semplice e immediata ed è qui che interviene lo strumento dell’analisi per indici.
Al fine di evidenziare i punti di criticità dell’azienda è necessario sviluppare l’analisi degli indicatori di performance secondo due dimensioni:

  • rispetto agli anni precedenti (andamento temporale)
  • rispetto ai concorrenti (andamento settoriale).

In base alla nostra esperienza nell’analisi per indici è di fondamentale importanza una corretta riclassificazione dei dati di bilancio. Il bilancio contiene tutte le informazioni utili a comprendere ed analizzare la storia di un’azienda, ma per poter rendere queste informazioni significative e fruibili occorre impostare una rielaborazione coerente con il modello di business aziendale e che metta in evidenza le dimensioni rilevanti per l’analisi che si intende svolgere: mercato, cliente, prodotto, etc. In particolare, al fine di valutare l’efficienza aziendale, la dimensione più indicata per svolgere l’analisi è il flusso di valore (lean accounting). A titolo esemplificativo, un altro elemento interessante da analizzare ai fini dell’efficienza operativa è la capacità produttiva non sfruttata (ore manodopera, ore macchina inutilizzate, etc.).
Particolarmente rilevante e attuale per l’analisi patrimoniale e finanziaria, è lo stock dei crediti, che negli ultimi anni ha visto una generalizzata tendenza all’aumento. Tale crescita porta ad un aumento del Capitale Circolante Netto con un maggior assorbimento di liquidità e un peggioramento nella valutazione dell’azienda da parte del sistema bancario.

Grazie all’analisi per indici è possibile quindi individuare le cause della crisi e di conseguenza l’imprenditore è nella condizione di decidere che tipo di intervento attuare e in quale ambito (commerciale, efficienza operativa, etc.).

foto credits: Quinn Dombrowski

Accesso al credito, imprese ancora in affanno

I dati di Bankitalia di settembre 2014 pubblicati su Il Sole 24 Ore del 10 novembre 2014 confermano lo stato di difficoltà delle banche nella concessione di nuovi finanziamenti. Solo per darvi alcuni numeri:

  • i prestiti al settore privato sono diminuiti del 2,3%
  • i prestiti alle famiglie registrano una diminuzione dello 0,6%
  • i prestiti alle imprese sono scesi del 3,3%
  • le sofferenze bancarie sono aumentate del 19,7% rispetto a settembre 2013

Anche i dati sulla Regione Toscana, pubblicati sul sito di Bankitalia, sono in linea con quelli italiani ed evidenziano difficoltà nella concessione di credito da parte del sistema bancario. Le misure adottate a più riprese dalla Banca Centrale Europea per immettere ingente liquidità nel sistema hanno sicuramente sostenuto la liquidità dei mercati ed evitato un crollo del credito ma non stanno ancora producendo gli effetti auspicati sull’economia reale. Le banche italiane evidenziano ancora grosse criticità nella qualità del credito con elevate percentuali di crediti problematici sul totale attivo che comportano inevitabilmente maggiori accantonamenti richiesti dalla regolamentazione Basilea e di conseguenza tassi d’interesse più elevati applicati alle imprese.

Quali sono le conseguenze di questo preoccupante trend?
A risentire della stretta creditizia sono principalmente le PMI del nostro Paese che costituiscono il principale motore dell’economia italiana e la cui dipendenza dalle banche, in assenza di canali di finanziamento alternativi al credito, rimane elevata. E’ indispensabile introdurre rapidamente dei sistemi di supporto concreto alle attività delle nostre imprese dal momento che è proprio dal tessuto imprenditoriale che deve ripartire la crescita del nostro Paese.

Per ulteriori approfondimenti e curiosità non esitate a contattarci!

foto credits: Tax Credits

Il successo aziendale passa per l’innovazione del sistema informativo

E’ uscito sul numero 4/2014 della rivista «Controllo di Gestione» l’articolo “Implementazione dei sistemi informativi nelle PMI: problemi ricorrenti e soluzioni” (O. Verrini), al quale ci agganciamo per illustrare il nostro punto di vista. L’instabilità del mercato con cui quotidianamente ci scontriamo, impone alle imprese la produzione di informazioni tempestive per poter assumere decisioni mirate ed efficaci; da qui la centralità dei sistemi informativi quali strumenti per la raccolta e l’elaborazione di dati.

Nonostante questo però nelle PMI italiane la progettazione e l’implementazione di sistemi informativi raramente rientrano tra le priorità d’investimento o se vi rientrano, assumono la natura di interventi prettamente “tecnici” le cui implicazioni organizzative sono sottovalutate o peggio sconosciute.
Un sistema informativo deve “parlare lo stesso linguaggio dell’Azienda”: ciò implica la necessità di coinvolgere nel progetto, accanto agli “informatici”, soggetti interni che conoscono profondamente l’organizzazione e le procedure aziendali. Indispensabile inoltre un forte committment da parte dell’imprenditore: solo se l’iniziativa è adeguatamente sponsorizzata il personale sarà motivato a portarla avanti.

Secondo la nostra esperienza, nelle PMI numerosi processi che potrebbero essere automatizzati sono gestiti manualmente. Quali sono le conseguenze di tutto ciò?

  • maggior dispendio di tempo;
  • maggior probabilità di errore ma soprattutto, mancanza di informazioni a consuntivo, quali indicatori per la verifica del rendimento dei processi stessi.

Riscontriamo spesso che in Azienda le informazioni vengono gestite alimentando più data base non integrati fra loro, con il risultato di un’informazione frammentata e scarsamente fruibile e soprattutto, della riduzione del potenziale informativo ai fini direzionali ed operativi. Una scarsa attenzione all’impatto organizzativo delle procedure informatiche rende i sistemi informativi un ostacolo alle attività aziendali piuttosto che un supporto alla fluidità delle stesse.

È fondamentale che il sistema informativo sia oggetto di revisione da parte dell’Azienda di pari passo con il modello di business aziendale. Il successo di tale revisione è legato alla motivazione di chi in Azienda assume decisioni; si tratta infatti di progetti che richiedono un ripensamento della cultura e dell’organizzazione aziendale i cui benefici sono importanti ed immediati sia a livello operativo che direzionale.

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