Buon anno a tutti da Studio Eidos

Per chiudere il 2014, vi segnalo l’articolo di Roberto Napoletano, direttore del Sole24Ore che fa un riassunto di quello che è accaduto in Italia negli ultimi anni e soprattutto traccia alcuni scenari futuri che potremmo vivere da qui a poco. E’ una sintesi completa ed impietosa delle responsabilità passate e delle azioni difficili che dovremo compiere per uscire dall’attuale situazione di impasse che il nostro paese sta attraversando.

La sera stessa ho terminato la lettura di “La via di fuga” di Federico Fubini, fiorentino classe ’66 e giornalista di Repubblica, e precedentemente de Il Corriere della Sera, in cui viene disegnata una via di uscita dall’attuale situazione di crisi internazionale. L’autore spiega tre possibili opzioni: defezione, protesta e lealtà, e inoltre le declina in alcuni scenari improbabili. Fubini infatti ci porta in un viaggio in cui vediamo suo prozio Renzo Fubini, economista di inizi del 900 ed allievo di Einaudi affrontare la crisi del ’29 ai tempi del fascismo e contemporaneamente ci racconta i suoi reportage contemporanei in Grecia e nel sud dell’Italia; ne esce un quadro ampio con belle similitudini tra percorsi e storie che sono legate da uno stesso impegno per uscire da una situazione di difficoltà.

Entrambe le letture convergono sulla stessa soluzione ai problemi:

  • impegno individuale
  • instancabile fiducia nel lavoro
  • lucida e coraggiosa consapevolezza del presente

questi saranno tra gli elementi che ci aiuteranno a dare una svolta all’attuale situazione economica.
Sarà una sfida impegnativa ma l’augurio che ci porgiamo, è di trovare le risorse per vincerla già a partire dal 2015.
Buon anno a tutti da Studio Eidos.

Carlo Ghezzi

L’azienda è nelle mani del tesoriere

L’articolo di oggi ribadisce l’importanza della funzione interna di tesoreria soprattutto in un periodo nel quale i flussi di nuovo credito restano insufficienti. In un contesto come quello attuale, anche alla luce della nuova regolamentazione di Basilea III che porterà quasi inevitabilmente ad un ulteriore razionamento del credito, è fondamentale per le imprese assicurare una corretta gestione dei flussi di cassa per evitare affanni.

Allungare la vista e prevedere il fabbisogno
In tal proposito, vi suggeriamo la lettura del focus sulla gestione aziendale di “Affari e Finanza” del 15 dicembre 2014. La preventivazione di tesoreria e la pianificazione finanziaria diventano strumenti indispensabili per allungare la vista e prevedere le situazioni di fabbisogno nel breve termine. Il lavoro del tesoriere richiede capacità strategiche con l’obiettivo di generare flussi di cassa nel tempo. A sostegno dell’attività della funzione tesoreria accorrono in aiuto alcuni software avanzati che permettono di automatizzare operazioni ripetitive, monitorare ogni giorno i rapporti con gli istituti di credito, analizzare e ottimizzare i flussi finanziari su base previsionale con lo scopo di migliorare la redditività aziendale riducendo gli oneri finanziari.

Come sono messe le PMI italiane con la tesoreria aziendale?
Il credit crunch penalizza soprattutto le PMI caratterizzate da bassa dimensione del fatturato medio e da sottocapitalizzazione associate a tempi di pagamento lunghi ed eccessivo ricorso all’indebitamento bancario a breve. Perciò la funzione di tesoreria e pianificazione finanziaria dovrebbe assumere un ruolo di rilievo soprattutto nelle realtà aziendali medio-piccole in cui il monitoraggio diventa cruciale per evitare di fare il passo più lungo della gamba. Tuttavia, la realtà ci dice che proprio le aziende meno strutturate e meno solide finanziariamente dedicano tempo e risorse insufficienti alla gestione della tesoreria.
A nostro avviso, per superare le difficoltà finanziarie, le imprese italiane dovrebbero rivalutare l’importanza della figura del tesoriere d’azienda ed investire sull’innovazione dotandosi di strumenti informatici specifici.

Andrea Pallecchi e Laura Lapadula

foto credits: István Berta

Draghi, adesso pensaci tu!

In un periodo così turbolento per l’economia mondiale come quello attuale si fanno avanti teorie e modelli economici alternativi. Tra queste suggeriamo un’attenta lettura della Modern Money Theory promossa in Italia soprattutto dal giornalista Paolo Barnard tramite il suo libro “Il più grande crimine”.

Ma che cosa è la Teoria della Moneta Moderna?
Il termine è stato ideato da Bill Mitchell ma le radici sono di John Maynard Keynes, il fondatore della moderna macroeconomia. Nel ”Trattato sulla Moneta” Keynes ci dice in estrema sintesi che il denaro è “una creatura dello Stato”. Questo concetto è stato ripreso dagli economisti della MMT affermando che in un sistema a moneta fiduciaria tutto il denaro è creato esclusivamente dal governo, che lo stampa e lo mette in circolazione. Il governo pertanto non può mai essere costretto a fallire poiché la sua capacità di pagamento è illimitata come è illimitata la sua capacità di stampare moneta. Secondo questa teoria se uno Stato a moneta sovrana spende a deficit, acquistando cioè più di quanto incassa tramite le tasse, crea ricchezza alle imprese e ai privati. Gli Stati dell’Eurozona oggi non hanno moneta sovrana e quindi la possono solamente utilizzare ma non creare. La creazione di base monetaria è compito esclusivo della BCE.

La teoria proposta può non essere condivisa e criticata dagli economisti, soprattutto in riferimento alla possibilità degli Stati di generare deficit ed incrementare il debito pubblico per aumentare la ricchezza della comunità, ma riteniamo che la BCE abbia la possibilità di incidere positivamente sull’economia reale degli Stati dell’Eurozona utilizzando gli strumenti di politica monetaria. La FED ad esempio ha compiuto varie operazioni di Quantitative Easing in questi ultimi anni che hanno dato nuovo impulso all’economia USA e sostenuto le imprese come riportato nell’articolo di Neil Irwin sul New York Times di Ottobre 2014.
Purtroppo il Quantitative Easing europeo tanto atteso è stato rinviato al 2015, dopo che la BCE avrà esaminato l’impatto del forte calo dei prezzi del petrolio sull’inflazione e sull’economia. Il Governatore Mario Draghi ha davanti a sé una sfida piuttosto impegnativa in quanto deve perseguire l’obiettivo della BCE, cioè il mantenimento del livello generale dei prezzi, e deve convincere la Bundesbank ad avviare un processo di espansione della base monetaria per ridare fiato alla maggior parte delle aziende europee.

foto credits: wikimedia.org

Workshop presso Sued, il rapporto tra aziende e banche

La formazione sta assumendo un carattere sempre più importante in un contesto come quello attuale, nel quale sono richieste dal mercato competenze sempre più professionali, capacità e attitudini specifiche. La formazione quindi del personale aumenta il valore dell’impresa, migliora l’immagine aziendale, aumenta la motivazione del personale.

Per questo martedì scorso, 2 dicembre, è stata l’occasione per avviare una collaborazione in questa ottica, con l’azienda Sued. Fulcro del connubio è stato un workshop tenuto dal nostro team, presso la loro sede di Santa Croce sull’Arno, il cui obiettivo è stato approfondire il rapporto tra aziende e banche, fornendo un nuovo approccio in tempi di crisi.

Sono state due ore di presentazione e domande, focalizzate su aspetti come l’evoluzione del sistema bancario italiano, l’impatto sulle aziende dei provvedimenti di Basilea III, cos’è il rating e la gestione finanziaria aziendale.

Abbiamo registrato al termine, la soddisfazione dei partecipanti che cogliamo l’occasione per ringraziare e ovviamente restiamo a disposizione per ulteriori chiarimenti.

Se siete interessati ad usufruire di queste presentazioni non esitate a contattarci.

foto credits: Billy Wilson

Collegio sindacale e organismo di vigilanza, criticità e vantaggi

Il d. lgs. 231/2001 sta assumendo un ruolo sempre più centrale per l’attività di risk management delle imprese italiane. Il fulcro del modello organizzativo è l’Organismo di Vigilanza (Odv) che interviene:

  • in funzione preventiva per contenere il rischio di illeciti societari
  • in funzione esimente consentendo alla società di dimostrare che il modello è stato efficacemente attuato e monitorato.

Se le funzioni dell’ Odv trovano ampio consenso tra gli “addetti ai lavori”, controverso è invece il tema caldo della sua composizione, rispetto al quale segnaliamo un interessante intervento dell’Avv. Calleri in occasione del Forum 231 Paradigma (Milano, 6 e 7 novembre 2014) sui profili penalistici dell’interazione tra Odv e Collegio Sindacale.
Non è un caso che le Linee Guida Confindustria dedichino specifica attenzione all’argomento nell’auspicio di “ispirare le imprese nella costruzione del proprio modello” (cit. nuove Linee guida Confindustria 2014), tentando di colmare evidenti vuoti normativi.

Oltre che ad un soggetto esterno, il ruolo di Odv può essere attribuito:

  • al Comitato controllo e rischi
  • all’Internal Audit
  • dal 1 gennaio 2012, nelle società di capitali, al collegio sindacale

Il Collegio Sindacale come Organismo di Vigilanza?
Proprio la possibilità che il Collegio Sindacale svolga la funzione di OdV ha generato un acceso dibattito rispetto al profilo della responsabilità di questo organo. Benché sia dotato di autonomia e poteri di iniziativa e controllo, l’OdV non ha poteri gestionali, né direttamente impeditivi degli illeciti. Coerentemente con questa impostazione, l’OdV non assume una posizione di garanzia né ha obblighi di denuncia. All’opposto, il nostro Codice Civile attribuisce al collegio sindacale una chiara funzione di garanzia nella prevenzione degli illeciti dal momento che esso è tenuto ad intervenire con la denuncia delle anomalie al Tribunale, supplendo all’eventuale inerzia degli amministratori. A ciò si aggiunga che l’Odv ha poteri di ispezione non solo nei confronti del board societario ma anche dello stesso Collegio Sindacale.

Le perplessità sulla sovrapposizione tra Odv e Collegio Sindacale derivano dunque dal possibile rischio di estendere all’OdV la responsabilità penale per i reati che non è riuscito a prevenire e sostituire di fatto all’intervento ex ante dell’OdV il potere/obbligo direttamente sanzionatorio dei sindaci. D’altro canto i primi esperimenti realizzati soprattutto nel settore bancario, confermano le evidenti sinergie che la coincidenza tra le due funzioni può generare grazie all’ eliminazione di una duplice attività di controllo.

foto credits: Jonathan McIntosh