PD e LGD: occhio a quei due!

“Rivedere i modelli interni fa parte della normale attività di supervisione del Ssm, che da novembre 2014 ha già controllato i modelli di numerosi istituti”.

Con queste parole riportate il 15 Giugno 2015 nell’inserto Affari e Finanza di La Repubblica, la BCE anticipa che nei prossimi mesi si intensificheranno i controlli da parte degli ispettori sui modelli interni per il calcolo del rating.

I possibili effetti di una revisione dei modelli interni di rating

La fase è delicata per le cinque banche italiane vigilate che hanno adottato i modelli interni su autorizzazione della Banca d’Italia e la preoccupazione maggiore è che la revisione possa consumare il capitale proprio e frenare le operazioni di fusione in alcuni casi auspicate. Il pericolo maggiore sembra arrivare a nostro avviso, dall’aggiornamento delle serie storiche di due parametri dei modelli:

  • La probabilità di default (PD), la probabilità che una controparte si renda inadempiente all’obbligazione di restituire il capitale prestato e gli interessi su di esso maturati;
  • La perdita in caso di default (LGD), la perdita in caso di insolvenza, ovvero la perdita subita su una determinata esposizione in caso di default della controparte, in seguito alla possibilità di recuperare parte o l’intero ammontare dell’esposizione.

L’unica delle cinque banche italiane che ha le serie storiche di PD e LGD aggiornate al 2014 è MPS; Banco Popolare e Unicredit hanno i dati aggiornati rispettivamente al 2011 e 2013. Intesa Sanpaolo e Ubi non hanno fornito il dato. Dal momento che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un elevato numero di fallimenti, perdite su crediti e sofferenze in tutto il sistema, è logico attendersi che ricalibrare le serie farà salire l’ammontare delle attività ponderate per il rischio e diminuire il patrimonio di vigilanza (CET1). Con queste premesse, l’aggiornamento delle serie al 2014 non potrà certo quindi aiutare il patrimonio delle cinque italiane e sarà lecito attendersi nuove ricapitalizzazioni degli Istituti di Credito e il mantenimento degli spread sui finanziamenti alle imprese su livelli elevati.

Nostra analisi settoriale

A giocare un ruolo fondamentale nella definizione del rating e della probabilità di default, oltre all’andamento della singola azienda, sarà il settore di appartenenza. Basandoci sui dati settoriali e regionali che Unioncamere pubblica regolarmente, abbiamo effettuato un’attenta analisi sull’andamento dei principali settori rappresentativi dell’economia Toscana, alcuni dei quali seguiti in maniera continuativa da Studio Eidos: confezioni di articoli di abbagliamento, fabbricazione di articoli in pelle e simili, costruzioni di edifici, fabbricazione di prodotti chimici, attività dei servizi delle agenzie di viaggio, commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di automobili, metallurgia, fabbricazione di mobili, fabbricazione di prodotti farmaceutici ed infine estrazione di minerali da cave e miniere.

I primi due settori, a differenza degli altri, presentano un’incidenza di fallimenti sul totale delle aziende piuttosto stabile nel periodo di riferimento. Per le confezioni di articoli di abbigliamento, questa è compresa tra il 5,4% del 2010 e il 5,3% del 2014, mentre nel caso della fabbricazione di articoli in pelle e simili si hanno valori pari a 6,4% nel 2010 e 6,3% nel 2014.

Gli altri settori invece hanno maggiormente risentito della difficile congiuntura economica degli ultimi anni. Dalla nostra rielaborazione emerge che per queste attività, dal 2010 al 2014, vi è stato un incremento dei casi di fallimento. Le costruzioni sono state caratterizzate da un aumento dell’incidenza dei fallimenti di quasi un punto percentuale passando da 3,4% a 4,3%; ad aumentare sono stati anche i casi di liquidazione la cui incidenza si attesta su 8,2% nel 2014 contro il 7,3% del 2010. Per i servizi delle agenzie di viaggio, i fallimenti sono passati dal 2,4% del 2010 al 2,7% del 2014 e le liquidazioni dal 5,6% al 6,1%. Nel settore metallurgico i casi di fallimento sono stati pari all’8,6% rispetto al 7,8% del 2010; tra le aziende che si occupano della fabbricazione di mobili si è passati dal 5,4% nel 2010 al 6,6% nel 2014. Come accennato, la situazione è la stessa anche nei settori della fabbricazione di prodotti farmaceutici e dell’estrazione di minerali da cave e miniere. Nel primo caso l’incidenza dei fallimenti passa dal 5,5% del 2010 al 7, 7% del 2014; nel secondo caso è pari al 6,9% nel 2014 contro il 5,7% del 2010.

Conclusioni

Riteniamo che un eventuale aggiornamento delle serie storiche al 2014 porterà inevitabilmente ad un peggioramento dei rating delle aziende che fanno parte di determinati settori caratterizzati da un incremento del numero di fallimenti, perdite su crediti e sofferenze. Per le aziende diventa così sempre più importante tenere conto di quello che è l’andamento del proprio settore di appartenenza, Studio Eidos può accompagnarvi in questo complesso passaggio e anticipare le mosse del sistema bancario.

Per ulteriori informazioni in merito all’analisi settoriale effettuata non esitate a contattarci.

Un’occasione di formazione con Studio Eidos

Nuova occasione di formazione grazie all’accordo con la società Qu.In. srl con la quale stiamo organizzando due corsi di formazione su tematiche come il rapporto tra azienda e banche in periodi di crisi, oltre che ad un focus specifico su pianificazione e controllo e sui vantaggi per le Pmi. Le docenze di entrambi i corsi saranno tenute dal team di Studio Eidos presso la sede di Qu.In. a Calenzano.

Tali occasioni di formazione sono rivolte in particolar modo a responsabili amministrativi, finanziari, imprenditori e a tutti coloro che hanno rapporti con le banche. Di seguito le indicazioni del primo appuntamento.

Per iscrizioni e ulteriori informazioni seguire il seguente link

29 giugno 2015

Il rapporto con le banche: un nuovo approccio ai tempi della crisi.

Schermata 2015-06-16 alle 10.01.37

Ipse dixit: “Il cambiamento non può essere procrastinato”

Il 26 Maggio, in occasione dell’Assemblea annuale di Banca d’Italia, il Governatore ha presentato le sue “Considerazioni finali”.

Come riportato da Banca d’Italia, Visco nelle “Considerazioni finali” ha certificato che la ripresa si è avviata ma adesso l’Italia deve puntare al “ritorno a una crescita stabile, tale da offrire nuove prospettive di lavoro”, attraverso un consolidamento delle riforme e un rafforzamento del sistema bancario. Proprio riguardo a questo ultimo aspetto sono molti gli elementi su cui il Governatore si è soffermato, vediamo insieme i passaggi fondamentali.

Il mercato dei crediti deteriorati

Nel primo trimestre di quest’anno la qualità del credito e la redditività dei maggiori gruppi bancari hanno dato segni di miglioramento, ma l’eredità della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche. Alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi, il 4% in più rispetto al 2008. Conseguentemente le banche accantonano risorse cospicue, effettuano svalutazioni che assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l’autofinanziamento vincolando l’erogazione di nuovi prestiti.
Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, come anche da noi più volte sottolineato, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese.

Eterogeneità del credito

Le nuove erogazioni di credito sono tornate a crescere dagli ultimi mesi del 2014; in marzo i prestiti alle imprese erano del 2,2 per cento più bassi di un anno prima, con una forte attenuazione della caduta che osserviamo da tre anni. Le condizioni creditizie restano tuttavia eterogenee: nei settori in cui le prospettive sono già migliorate i prestiti alle aziende finanziariamente equilibrate hanno ricominciato a crescere. Al contrario, nei settori caratterizzati da una ripresa più lenta, continuano a registrarsi dati in flessione.

Forme alternative di finanziamento

Andrà stimolato e sostenuto lo sviluppo di forme alternative di finanziamento, indispensabili per evitare una carenza di risorse per l’economia reale. Di particolare rilievo potrà essere lo spostamento di una parte del processo di intermediazione dalle banche ai mercati, tendenza già in atto il molti paesi Europei.
Le banche potranno mantenere un ruolo centrale all’interno del sistema finanziario se sapranno accompagnare questa evoluzione espandendo l’attività dal lato dei servizi e affiancando nella raccolta diretta di capitali le imprese, che avranno, inoltre, la possibilità di ricorrere a maggiori forme di finanziamento.

E le PMI?

Il cambiamento deve riguardare senza dubbio anche le PMI con l’obiettivo di incrementare la competitività in questo attuale contesto economico. Studio Eidos è tutti i giorni in contatto con imprese di vari settori molto spesso di eccellenza con idee innovative e alta imprenditorialità, elevata qualità di prodotti e servizi e presenza in mercati di nicchia con buona marginalità. Insieme a questi punti di forza riscontriamo però alcune situazioni critiche quali ad esempio l’assenza di pianificazione a breve e medio-lungo termine, una gestione finanziaria limitata, un insufficiente controllo di gestione e scarsa ottimizzazione dei processi. Riteniamo che questi ultimi aspetti siano oggi imprescindibili per un’azienda moderna che intende essere presente sul mercato anche nei prossimi anni.
Se siete interessati ad approfondire l’argomento non esitate a contattarci.