L’accesso al credito per le PMI: il rapporto OCSE 2017

Come riportato dal portale Business community nel numero del 3 maggio 2017, l’Ocse ha da poco pubblicato il rapporto Financing SMEs and Entrepreneurs 2017: an OECD Scoreboard, che raccoglie una ricca serie di indicatori statistici relativi alla condizione economico e finanziaria delle piccole e medie imprese (PMI) nei paesi che fanno parte dell’OCSE. Quello che emerge dal rapporto è che persistono ancora innumerevoli ostacoli alla domanda di credito, soprattutto verso investitori o finanziatori diversi dal sistema bancario, ma entriamo meglio nel dettaglio.

La sesta edizione annuale del quadro di valutazione dell’OCSE mostra che, per il periodo 2013-15, il credito alle PMI è aumentato, ma quest’ultime rimangono ancora troppo dipendenti dal debito bancario. In particolare, per quanto riguarda l’Italia, i risultati dell’edizione 2017 evidenziano come la finanza delle PMI attraverso strumenti non bancari non sia ancora sufficientemente sviluppata per soddisfare le diverse esigenze delle imprese e per garantire la resistenza alle mutevoli condizioni economiche.

Uno dei principali limiti che le PMI incontrano nell’avvicinarsi alle fonti di finanza alternativa quali l’Equity Crowdfunding, che abbiamo già trattato nella nostra news del 12 Dicembre 2016, il Private Equity o il mercato dell’AIM Italia (il mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese italiane che ad oggi comprende 79 società), è da identificare nella frequente mancanza dei requisiti per accedere al credito bancario che rende ancora più difficile poter contare su altre fonti di capitale.

A nostro avviso, gli imprenditori italiani tendono spesso a sottovalutare l’importanza di alcuni fattori che sono invece alla base dei KPI (Key Performance Indicator) presi in considerazione da possibili investitori:

  1. Controllo di gestione adeguato: solo attraverso un adeguato controllo di gestione, le aziende sono in grado di valutare attentamente le proprie performance con un’approfondita analisi dei costi e dei ricavi al fine anche di monitorare gli investimenti fatti dagli investitori.
  2. 2. Governance appropriata: gli investitori fanno affidamento ad una governance in grado di cogliere le opportunità ed evitare invece i rischi, con l’obiettivo di proteggere il capitale investito massimizzandone il rendimento.
  3. Competenza finanziaria in grado di gestire la finanza aziendale: chi decide di investire all’interno di un’azienda deve avere il presidio dei propri investimenti e di come venga gestito il capitali di terzi.

Ancora oggi, infatti, in numerose PMI molteplici ruoli aziendali coincidono nella figura dell’imprenditore mentre è necessario che siano separati valorizzando le competenze aziendali al fine di migliorare le capacità di accesso al credito.

Studio Eidos come sempre affianca le imprese nei radicali cambiamenti richiesti dal mercato e ritiene che la conoscenza di queste tematiche sia un fattore rilevante per progettare insieme alle PMI le strategie per il futuro. Non esitate a contattarci per ulteriori approfondimenti.