Care banche, adesso fate la vostra parte

Il 9 marzo la Banca Centrale Europea ha dato finalmente il via al quantitative easing con l’obiettivo di scongiurare la deflazione, riportare l’inflazione intorno al 2% e far ripartire i consumi e gli investimenti.
Ma la base monetaria che sarà messa in circolazione pari a 60 miliardi di euro al mese fino a settembre 2016 produrrà effetti positivi sull’economia reale? Questa iniziativa riuscirà ad agevolare il credito e a favorire la ripresa?

In generale l’opinione pubblica ha accolto positivamente l’operazione di Draghi ma lo scetticismo aleggia ancora nell’aria. Uno studio dell’Osservatorio di Fondazione Impresa, effettuato attraverso mille interviste su piccole e medie imprese, mostra che il sentiment è ancora molto pessimistico (65,8% delle imprese intervistate sono pessimiste). Solamente poco più di un impresa su dieci concorda sul fatto che le misure assunte dalla BCE faranno ripartire il credito. Del resto, come riporta anche Il Sole 24 Ore del 9 marzo 2015, dal 2010 gli impieghi vivi alle imprese in Italia con meno di 20 addetti sono diminuiti di 31 miliardi di euro, passando da 175 miliardi del 2010 a 144 miliardi di euro del 2014. Interessante sarebbe conoscere l’andamento degli impieghi per classe di rating nello stesso periodo. Le banche infatti, complice la regolamentazione di Basilea II-III che aumenta l’attenzione sulla qualità del portafoglio crediti, hanno continuato a concedere linee di credito soprattutto ad aziende con rating buono o ottimo ma hanno drasticamente alleggerito su quelle con rating non sufficiente. L’Osservatorio riporta anche qualche segnale positivo relativo all’incremento della quota di finanziamenti per investimenti sul totale che è arrivata al 26,7% dal 16,8% di un anno e mezzo fa.

Gli acquisti di titoli sul mercato sono iniziati e porteranno ad un incremento notevole di massa monetaria in breve tempo; occorre adesso che gli Istituti di Credito facciano la loro parte trasmettendo gli effetti sull’economia reale. L’Italia ha bisogno di maggiori consumi e soprattutto di nuovi progetti di investimento che possano dare un nuovo slancio alla crescita delle aziende. Per fare questo il sistema bancario non può tirarsi indietro e deve assumere il ruolo di partner strategico.

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