Banca? No grazie. Il bello del business in autofinanziamento

Le imprese italiane non possono fare a meno delle banche poiché rappresentano il più importante canale di finanziamento. Ma come riporta Milano Finanza di sabato 10 settembre, ogni regola ha una sua eccezione: esistono molte imprese senza debiti finanziari che riescono a generare le risorse necessarie al proprio business senza ricorrere al credito bancario attingendo dalle proprie risorse e dalle proprie capacità gestionali.

Lo studio, effettuato da Milano Finanza e Leanus su circa 1350 PMI Italiane non indebitate, ha evidenziato come queste imprese siano caratterizzate da:

  • Margini operativi medio-bassi e con una variabilità a seconda del settore di appartenenza;
  • Struttura debitoria del campione non ottimale. Infatti nonostante l’assenza di debiti per finanziamenti di natura bancaria le aziende hanno una presenza importante di debiti commerciali, erariali o altri;
  • Buon equilibrio nella gestione del capitale circolante netto che genera bassi fabbisogni finanziari.

In definitiva come fanno queste imprese a svolgere la propria attività senza ricorre a finanziatori esterni con un livello di indebitamento rilevante? La risposta va cercata nella qualità del management e nella sua capacità di far leva sui due fattori chiave dell’autofinanziamento:

  • Tempi d’incasso e pagamento;
  • Il presidio della tesoreria aziendale e del capitale circolante.

Una loro corretta gestione darà la capacità all’azienda di mantenere il capitale circolante netto contenuto rispetto ai ricavi generati ottenendo quindi una struttura che permette di generare valore con un investimento minimo.

Come sempre Studio Eidos ritiene necessario per le Aziende essere aggiornate sui cambiamenti che interessano il loro operato. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci

Banche. tra rigidità e stress-test. Ecco cosa serve rivedere

I recenti stress test hanno confermato la momentanea debolezza di Banca MPS e la sostanziale tenuta degli altri quattro Istituti di Credito italiani. Le quotazione dei titoli bancari come era logico attendersi si stanno mostrando molto volatili e senza una direzione precisa a conferma della forte instabilità di questa calda estate. Le banche più piccole inoltre, seppur risparmiate dall’esame dell’Eba, faticano a trovare la strada per un definitivo rilancio in un contesto caratterizzato da tassi bassi ed elevate sofferenze.
Molto critica Milano Finanza di questa settimana sugli stress test effettuati al punto da affermare “tanto rumore per nulla” e “c’è metodo in questa follia” rivolgendosi ai media che hanno alimentato dubbi e sospetti sulla tenuta del sistema bancario.

Occorre, secondo noi, riflettere attentamente su due aspetti in particolare:

  1. Il primo riguarda l’autorità che hanno attribuzioni di vigilanza bancaria e finanziaria (dall’Eba, alla Vigilanza unica, alla Commissione UE), le quali mostrano i punti critici di un’architettura istituzionalmente frammentata, articolata per pezzi di competenze e che dovrà essere significativamente rivista se si vuole definire una sede unitaria certa, trasparente, di regolazione e controllo;
  2. Il secondo concerne la necessità di revisione della vigente normativa comunitaria, oggi diffusamente criticata, sulle operazioni di risanamento ovvero Bail-in e Burden Sharing.

A tal proposito, per quel che riguarda il nostro paese, non possiamo non richiamare ancora una volta l’art.47 della Costituzione sulla tutela del risparmio con il quale la normativa europea del Bail-In va in conflitto, tanto da spingere anche il Governatore della Banca d’Italia a proporre modifiche a favore di una maggiore flessibilità che stenta a venir fuori, ma che avrebbe ripercussioni positive sul credito per PMI.

Studio Eidos è dalla parte delle imprese che sono il pilastro della crescita economica del paese e continuerà a supportarle con il know-how e gli strumenti in possesso. Per sapere come, contattateci.

Banche ed Europa: serve flessibilità per la ripresa

“La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme: disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.” Ci dimentichiamo molto spesso dell’art. 47 della nostra Costituzione ed è importante ricordarlo soprattutto adesso in un contesto politico-economico incendiato dagli effetti post Brexit e dalle turbolenze che agitano il sistema bancario italiano con l’attacco a MPS da parte della Vigilanza Europea.

Ad oggi le normative europee non consentono l’intervento pubblico diretto per il salvataggio delle banche e l’eccessiva rigidità, intrinseca nei regolamenti del Patto di Stabilità degli Stati e nella disciplina del Bail-in, rischia letteralmente di spezzare il credito, elemento già indebolito da mille difficoltà.

Crediamo molto fermamente che adesso l’Italia debba prendere una posizione netta e schierarsi dalla parte produttiva del paese, imprese e famiglie. Occorre confrontarsi con le Istituzioni Europee e pressare per una soluzione più flessibile in cui lo Stato possa fare da argine contro gli sbalzi del mercato, proteggendo e rafforzando il nostro sistema bancario. Questo naturalmente lasciando le banche libere di fare il proprio mestiere, non agendo quindi come un vero e proprio operatore (banche pubbliche e imprese pubbliche), ma tramite l’utilizzo di pubbliche garanzie.

Un sistema bancario solido è figlio di una politica flessibile, di una politica che guardi alla concretezza delle proprie azioni e non soltanto ad una esatta escalation di prassi normative, cosi da avere ripercussioni positive anche per quelle realtà borderline che sempre troppo spesso non vengono supportate.

PMI e Start-Up: l’innovazione passa dal crowdfunding

Come anticipato nelle precedenti news, l’introduzione di un sistema di rating per accedere al Fondo di Garanzia accrescerà la difficoltà di accesso al credito bancario per le PMI. Ma cosa possono fare le Start-up e le PMI innovative per reperire la liquidità necessaria a finanziare i propri progetti? Il nuovo modello di raccolta del capitale più snello e veloce chiamato equity crowdfunding potrebbe essere la soluzione.

L’equity crowdfunding, introdotto nel rapporto “Restart, Italia!” del Ministero della Sviluppo Economico e disciplinato dal Dlg. 179/2013 e dal Dlg, 3/2015, permette alle start-up innovative e alle PMI innovative di effettuare la raccolta di fondi on-line attraverso portali autorizzati sotto forma di capitale di rischio con il fine di reperire le risorse per realizzare un progetto d’investimento. La recente delibera della CONSOB n. 19520/2016 recepisce le modifiche introdotte dal Dlg. 3/2015 con l’obiettivo di semplificare la procedura di accesso al crowdfunding e ampliare la categoria degli investitori (investitori professionali e investitori a “supporto dell’innovazione”).

Il numero dei progetti d’investimento pubblicati dal 2013 ad oggi sulle piattaforme autorizzate è ancora molto basso (38 offerte pubblicate di cui ad oggi solo 15 concluse con successo) ma riteniamo che l’innovazione debba passare anche da forme alternative di finanza e ciò debba essere ulteriormente incentivato dallo Stato Italiano.

Studio Eidos è a disposizione delle aziende per approfondire queste importanti tematiche e può progettare insieme alle PMI gli investimenti e le strategie per il futuro.

Nuova-Sabatini, ecco tutti i dettagli

Lo scorso 23 marzo è stata emanata la nuova circolare attuativa relativa allo strumento agevolativo “Beni strumentali – Nuova Sabatini” all’indomani della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto Mise – Mef 25 gennaio 2016. Come ricorda Il Sole 24 Ore del 27 marzo, le modifiche alla “Nuova Sabatini” prevedono che i contributi a favore delle PMI che acquistano bene strumentali possano essere concessi anche a fronte di finanziamenti erogati dalle banche e dalle società di leasing a valere su una provvista diversa dall’apposito plafond di Cassa depositi e prestiti (CDP). Ora le banche e gli altri intermediari finanziari potranno attingere alle proprie provviste per finanziare gli investimenti delle piccole e medie imprese.

A partire dal 2 maggio 2016 le imprese richiedenti potranno presentare le domande per la richiesta dei finanziamenti e dei contributi (maggiori informazioni in merito all’iter da seguire sul sito www.sviluppoeconomico.gov.it). In particolare si precisa che la PMI presenta alla banca la domanda di agevolazione che, in seguito alle verifiche di rito e alla conferma da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, può concedere il finanziamento anche su provviste diverse da quelle di CDP e la concessione può essere assistita fino all’80% dal Fondo di Garanzia.

Ricordiamo infine che a disposizione dei finanziamenti per gli investimenti in beni strumentali della Sabatini-ter ci sono 5 miliardi di euro (dai precedenti 2,5 mld). L’agevolazione è analoga alle precedenti Sabatini: finanziamento agevolato da 20mila a 2 milioni di euro per ogni impresa, con il ministero che copre parte degli interessi; l’investimento va effettuato nei successivi 12 mesi il piano di rientro e si articola in cinque anni. Rientrano tra le spese ammissibili: acquisto di macchinari, impianti, beni strumentali, attrezzature nuove, hardware e software.

Studio Eidos è partner delle imprese e come sempre ritiene che sia importante che queste siano aggiornate su tutte le novità che interessano il loro operato. Per qualsiasi approfondimento in merito non esitate a contattarci.

Il rilancio aziendale passa da una ristrutturazione del credito

Il problema dei crediti deteriorati delle banche italiane non deve essere sottovalutato poiché è dipeso principalmente da posizioni verso imprese. Su 201 miliardi di euro di sofferenze lorde, 135 miliardi di euro sono nei confronti di aziende non finanziarie. Inoltre su 111 miliardi di euro di incagli, 84 miliardi sono verso aziende del settore costruzioni e attività immobiliari. Ancora più problematica la situazione prevista nei prossimi anni in Toscana e Marche visto che la maggior parte dei crediti in sofferenza a bilancio della bad bank costituita dalle sofferenze delle quattro banche salvate per decreto è appunto concentrata in queste due regioni.

Come riportato in Milano Finanza del 5 marzo, riprendendo uno studio della SDA Bocconi School of Management, per risolvere il problema dei crediti deteriorati occorre intervenire in un ottica di ristrutturazione e di rilancio aziendale al fine di scongiurare la chiusura dei battenti di molte aziende che porterebbe solo ad un impoverimento dell’economia. Vi sono molte aziende che, seppure in situazione di sofferenza e tensione finanziaria, generano margini positivi e hanno effettive possibilità di rilancio con una ricapitalizzazione.

Dallo stesso studio della SDA Bocconi emerge però che solo una minoranza delle aziende che è passata da un qualche tipo di ristrutturazione riesce a mantenere l’equilibrio finanziario negli anni successivi; tra le aziende che avevano chiuso una prima ristrutturazione tra il 2019 e 2010 solo il 10%, dopo quattro anni, si trovava in equilibrio. Questo perché la ristrutturazione non è stata a tutti gli effetti reale e non ha previsto un cambio di governance necessario e una nuova finanza adeguata a risollevare le sorti delle aziende e finanziarne il rilancio.

Gli istituti di Credito per minimizzare le eventuali perdite dovrebbero individuare i crediti deteriorati delle le aziende con una possibile prospettiva di rilancio e agire proponendo adeguate rinegoziazioni dei debiti sulla base di accurati piani industriali.

Grazie alla sua pluriennale esperienza, Studio Eidos supporta le imprese nella gestione dei rapporti con gli Istituti di Crediti e nella realizzazione di piani industriali specifici per ristrutturare e rilanciare l’azienda. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

Fondo di Garanzia, il focus sulla Toscana

Come riportato nel nostro ultimo articolo “Giù le mani dal Fondo Centrale di Garanzia” e ne Il Sole 24 Ore del 18 febbraio 2016 tra pochi mesi prenderà vita la riforma del Fondo di garanzia con l’introduzione di un sistema di rating del quale si è inoltre discusso il 17 Febbraio in un evento organizzato dal Ministero dello Sviluppo economico e da Banca del Mezzogiorno MedioCredito Centrale (gestore del Fondo).

Per Studio Eidos è necessario sensibilizzare le aziende su questo tema soprattutto alla luce dell’introduzione da parte del Fondo di Garanzia del sopracitato modello di rating che andrà a definire il merito creditizio di ogni singola azienda secondo le normative vigenti. Tali modificazioni all’organizzazione del Fondo di Garanzia comporteranno, in particolar modo per le imprese toscane, un allungamento ulteriore delle tempistiche per l’ottenimento del finanziamento poiché la pratica per essere approvata sarà valutata e deliberata da ben tre soggetti (Banca, Confidi e Fondo).

IL CASO TOSCANA

Come da deliberazione della Conferenza Unificata per i rapporti tra lo Stato, le Regioni e le Province Autonome del 28 novembre 2002 (confermata dalle Disposizioni Operative del Fondo di Garanzia del 19 novembre 2015), le imprese toscane non hanno la possibilità di accedere direttamente al Fondo di garanzia tramite la propria banca come la maggior parte degli operatori operanti nelle altre regioni italiane e sono pertanto obbligate ad appoggiarsi ai Confidi per il rilascio della garanzia. I Confidi infatti sono in Toscana gli unici intermediari che possono accedere all’aiuto pubblico facendo richiesta di controgaranzia al Fondo.

Se le imprese toscane potessero accedere direttamente al Fondo di Garanzia tramite la propria banca sarebbe possibile ipotizzare i seguenti effetti positivi che contribuirebbero allo sviluppo dell’economia toscana:

  • Forte riduzione delle commissioni pagate dalle imprese per l’istruttoria e per le commissioni relative alla concessione della garanzia da parte dei Confidi.
  • Riduzione dei tempi d’attesa per la richiesta e il perfezionamento dell’operazione di finanziamento. Attualmente un’impresa toscana deve attendere oltre alla delibera della banca, anche quella del Confidi e naturalmente del Fondo Centrale.

Per qualsiasi ulteriore informazione sull’argomento trattato non esitate a contattarci.

Giù le mani dal Fondo Centrale di Garanzia

Da tempo il sistema bancario per sostenere le imprese con rating medi e mediocri si avvale delle garanzie concesse dal Fondo Centrale di Garanzia presso il Ministero delle Finanze; tale istituto ha rappresentato nel corso del tempo un utilissimo strumento per sostenere tutte le imprese che non avevano sufficiente capacità di credito nominale all’interno della struttura dei Rating di Basilea 2 e Basilea 3. Il Fondo Centrale, in funzione di alcuni parametri molto rigidi e prestabiliti, fino ad oggi ha attribuito un plafond di garanzia alle aziende in modo tale che queste ultime potessero concedere ad una sorta di “Garanzia Fidejussoria” a prima richiesta a favore delle banche concedenti linee di credito.

Nei giorni scorsi sono apparsi alcuni articoli, soprattutto sul Sole24ore, in cui viene precisato che, all’intero della riorganizzazione di tutto il settore finanziario, anche tale Fondo subirà importanti modificazioni; il Fondo si doterà di un rating di rischio con cui definirà il merito creditizio di ogni singola azienda, con il risultato che con molta probabilità si allineerà alle valutazioni che già le banche effettuano oggi secondo le normative vigenti.

Un rischio per le aziende

Questa innovazione comporterà la quasi completa chiusura della opportunità di attingere alla garanzia del Fondo da parte delle aziende con rating medi e mediocri: del resto sono proprio queste che attingono a tale garanzia in quanto, come è assai noto, le aziende con rating buoni non ne hanno bisogno poiché ricevono dal sistema bancario un notevole offerta di finanziamenti senza peraltro utilizzarla.
La sensazione è che su tali temi si proceda a vista senza fare preliminarmente degli studi approfonditi sui riflessi che tali iniziative provocheranno sul sistema; un po’ come è accaduto in questi giorni quando il Ministro Padoan chiede di rimettere mano al Bail in: ma perché tali considerazioni non sono state effettuate in sede di approvazione di tale normativa?

Rendere più arduo l’accesso al Fondo Centrale di Garanzia, significa implicitamente acuire il credit crunch nel momento in cui il sistema produttivo, per riprendere vigore, ha bisogno di una espansione della sua capacità finanziaria e non è detto che le aziende classificate con rating medi e mediocri siano tutte non meritevoli di credito.

Single Euro Payments Area end-date 2: adesso ci siamo!

Il primo febbraio 2016 sarà completata in Italia la migrazione ai prodotti SEPA (Single Euro Payments Area) prevista dal Regolamento UE n. 260/2012 con lo scopo di unificare l’Europa in termini di linguaggi e standard per gli strumenti di incasso e pagamento. I bonifici e gli addebiti diretti dovranno pertanto essere eseguiti utilizzando lo standard informatico XML sia a livello di inizializzazione telematica dell’operazione che di scambio di messaggistica interbancaria.

Che cosa cambia?

  • IBAN only rule: la clientela ordinante avrà la facoltà di indicare o meno le coordinate BIC (o SWIFT) della banca della controparte. Se il BIC non viene comunicato sarà onere della banca esecutrice indirizzare l’operazione sulla banca corrispondente.
  • Conferimento con standard XML: le banche non accetteranno più flussi massivi conferiti con standard informatici diversi da XML.
  • Migrazione dei prodotti di nicchia: relativa ai RID finanziari e ai RID ad importo fisso che non sono stati inclusi da subito nell’obbligo di migrazione a condizione che il numero di operazione fosse limitato.

Come riportato nella rivista Amministrazione e Finanza n. 1/2016, l’impatto per le imprese del Regolamento UE sarà in generale medio-alto poiché dovranno adeguare i software gestionali e gestire alcune specificità dei tracciati SEPA entro il primo febbraio. Il mercato offre delle soluzioni temporanee che consentono di generare un file XML a partire da file a record fissi. Tale tool di conversione non deve essere considerato come soluzione definitiva poiché l’azienda rischia di non cogliere le opportunità da questo cambiamento.

Riteniamo infatti che il nuovo standard permetterà alle aziende di generare flussi di addebiti e pagamenti diretti con maggiori informazioni rispetto al passato facilmente recuperabili e utilizzabili. Per la tesoreria aziendale, oltre a poter usufruire di maggiori informazioni per la pianificazione finanziaria, sarà semplificata la riconciliazione delle posizioni contabili permettendo così alle aziende di risparmiare tempo e denaro.

Per qualsiasi ulteriore informazione sull’argomento trattato non esitate a contattarci.

Pagamenti in contanti. Cosa cambia nel 2016?

La legge di stabilità per il 2016 ha introdotto, a partire dal primo Gennaio 2016 alcuni importanti cambiamenti in merito ai pagamenti tramite contanti; l’obiettivo dichiarato dal governo è la ripresa del consumi interni.

Cosa prevede la legge di stabilità?

  • L’innalzamento del limite per l’utilizzo del denaro contante;
  • L’obbligo di accettare pagamenti mediante carte di debito o di credito.

Come riportato dal Sole 24 Ore, a decorrere dall’1.1.2016, il limite per l’utilizzo del denaro contante è innalzato da 999,99 a 2.999,99 euro. In particolare, è vietato trasferire denaro contante o libretti di deposito bancari o postali al portatore o titoli al portatore in euro o in valuta estera, a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, quando il valore oggetto di trasferimento sarà complessivamente pari o superiore a 3.000,00 euro (e non più a 1.000,00 euro).

In ogni caso, però, dal 1° gennaio resterà a 1000 euro la soglia per i money transfer e le Pa dovranno comunque pagare le somme (erogate a qualsiasi titolo) superiori a mille euro esclusivamente con l’utilizzo di strumenti telematici. Le modifiche introdotte dalla legge di Stabilità in questa materia puntano, però, anche a estendere l’obbligo per i commercianti e i professionisti di accettare pagamenti anche mediante carte di credito, oltre che di debito, tranne nei casi di oggettiva impossibilità tecnica. Inoltre dal 1° luglio 2016 l’obbligo di accettare pagamenti con moneta elettronica riguarderà anche i dispositivi di controllo di durata della sosta.

Infine, a proposito di pagamenti, i dati del Sole 24 Ore evidenziamo che nonostante la diffusione sul territorio italiano di ben 1,9 milioni dispositivi elettronici POS per il pagamento tramite carte e bancomat, gli italiani non si sono ancora abituati al pagamento tramite strumenti elettronici. Il Sole 24 Ore ci dice che in un anno vengono effettuate una media di 80 operazioni a testa, ancora poche se confrontate con le 308 operazioni degli inglesi o le 129 degli spagnoli.

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