Pmi e banche hanno un nemico comune

Per le piccole e medie imprese è quasi una tradizione considerare gli istituti di credito come degli avversari, eccezionalmente negli ultimi mesi banche e Pmi, stanno però combattendo la medesima battaglia contro un nemico comune.

Per capire di cosa si tratta dobbiamo tornare indietro al 2014. Il 1 Gennaio 2014 il Parlamento europeo ha approvato lo “Sme supporting Factor”, dove “Sme” sta per small and medium enterpries (ovvero piccole e medie imprese). Si tratta di un fattore di ponderazione da applicare ai soli finanziamenti alle piccole e medie imprese che permette di compensare l’aumento dei requisiti di capitale imposto da Basilea 3. In base a questa regolamentazione le Pmi sono considerate più rischiose delle grandi imprese e quindi le banche avrebbero dovuto prestare a condizioni peggiori, o prestare meno; lo Sme supporting Factor viene introdotto come modifica regolamentare proprio con l’obiettivo di mitigare questi effetti.

Come hanno evidenziato il quotidiano La Repubblica del 16 Novembre e Milano Finanza con un articolo dell’11 Novembre, il correttivo Sme supporting Factor è però una norma transitoria e l’autorità europea di regolamentazione bancaria (Eba) non è favorevole alla proroga di questo istituto. La sua cessazione avrebbe per molti paesi, dove le piccole e medie imprese giocano un ruolo importante nell’economia, effetti deleteri. In Italia, dove le Pmi producono il 67,7% del valore aggiunto, si tratterebbe di circa 20 miliardi di finanziamenti che sarebbero impossibili da ottenere o avverrebbero a tassi più elevati. Nonostante i riconosciuti benefeci ottenibili, non è però detto che l’Italia possa avere tanti alleati all’Eba oltre alla Spagna e altri paesi secondari a supporto dello Sme supporting Factor; il timore è che si ripeta una nuova spaccatura tra paesi del centro e del nord Europa e paese meridionali.

A combattere in prima fila per favorire il credito alle Pmi c’è ora soprattutto l’Abi, l’associazione delle banche italiane che con il suo paper dell’ottobre scorso argomenta a favore del mantenimento e dell’allargamento dello Sme supporting Factor anche a finanziamenti superiori a 1,5 milioni.
Non rimane però molto tempo: entro il prossimo febbraio all’Eba dovranno pervenire tutte le osservazioni e spetterà poi alla Commissione europea decidere definitivamente entro febbraio 2017.

Studio Eidos è partner delle imprese e ritiene che la conoscenza di queste tematiche sia un fattore rilevante per progettare insieme alle Pmi delle strategie per il futuro. Studio Eidos continuerà anche nei prossimi mesi la sua politica di informazione, non esitate a contattarci per ulteriori approfondimenti.

Il credito riparte: la vostra azienda è pronta? Chiedetelo a noi

Piccoli segnali di ripresa bussano alla porta delle imprese italiane. Il secondo rapporto di Bankitalia sulla stabilità finanziaria 2015 mostra un rafforzamento dell’economia italiana ed un progressivo miglioramento delle condizioni di offerta dei prestiti bancari, che dovrebbero tornare a crescere nel 2016.

Migliorano le condizioni di offerta dei prestiti, ma per tutti?

Dall’analisi effettuata dalla Banca d’Italia emerge che le condizioni finanziarie delle imprese italiane appaiono in miglioramento per la prima volta dall’inizio della crisi. I dati a disposizione confermano che si sono ridotte le difficoltà di rimborsare i debiti e sono cresciute le opportunità di accedere a nuovi finanziamenti. Anche la redditività sembra avere ripreso lievemente a crescere. Un altro fattore importante da non trascurare è la fiducia degli imprenditori che secondo l’indagine effettuata dalla Banca d’Italia due terzi delle imprese prevedono di chiudere i bilanci del 2015 in utile. L’indebitamento finanziario delle imprese, seppure ad un livello ancora elevato, sta diminuendo e ciò può contribuire a migliorare ulteriormente le condizioni di accesso al credito.

Ma non sarà purtroppo per tutte le imprese così facile! Le banche stanno da ormai diversi mesi uscendo dalle imprese più vulnerabili per posizionarsi su quelle meno rischiose. Del resto nonostante il trend di crescita dei crediti deteriorati delle banche abbia visto una frenata al 13,5% dal 14,2% di agosto, a settembre le sofferenze sono salite oltre la soglia dei 200 miliardi rispetto i 198 miliardi del mese precedente. Nel dettaglio, di questi 200 miliardi sono circa 143,4 miliardi i prestiti in sofferenze verso le imprese.

Le banche non possono più permettersi di fare impieghi su clientela con basso merito creditizio poiché ciò implica elevati accantonamenti ed elevati costi di gestione. Se un’impresa vuole accedere ai finanziamenti senza particolari problemi deve prestare molta attenzione al proprio merito creditizio e se necessario apportare delle modifiche continue e costanti alla propria operatività giornaliera. Studio Eidos può supportare l’azienda in questo e non solo: non siamo una semplice società di consulenza ma un fidato partner quotidiano per le imprese.

Non esitate a contattarci per ulteriori informazioni.

Sblocco del credito: ecco l’alternativa alla Bad Bank

“Chi salverà le PMI”. Questo è il titolo di un interessante articolo di Milano Finanza del 26 settembre 2015 che spiega l’attuale scenario del credito. I dati dei primi sette mesi del 2015, come riportato in altre nostre precedenti news, evidenziano un aumento delle erogazioni dei prestiti bancari ma la liquidità è destinata per la maggior parte alle aziende considerate in salute e a cui tutti sarebbero disposti a concedere credito. Le altre imprese in difficoltà finanziarie continuano ad avere problemi all’accesso al credito.

Cosa fare per sbloccare il credito anche alle imprese con rating mediocri?

Il vero problema che pesa come un macigno sui bilanci delle banche è il credito deteriorato e ha tre effetti negativi:

  • Riduzione della redditività a causa delle svalutazioni
  • Maggiori difficoltà nella raccolta di liquidità nei mercati all’ingrosso
  • Parte del capitale degli istituti bloccato che non può essere reinvestito in nuovi prestiti

Il Fondo Monetario Internazionale stima che se le sofferenze fossero cedute con una svalutazione del 5% rispetto ai valori netti, in Italia il capitale liberato sarebbe di circa 55 miliardi ed in Europa di 247 miliardi. Per sbloccare il credito occorre ripartire da questa analisi e stimolare la creazione di un mercato liquido dei crediti deteriorati in modo da attrarre un numero di investitori tale da ridurre lo spread di prezzo tra domanda e offerta che oggi rende impossibili le transazioni.
A tal riguardo si era già esposto negli scorsi mesi il Governatore di Banca di Italia Ignazio Visco il quale nelle sue considerazioni finali aveva pronunciato che “lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese”.

La creazione di un mercato liquido del credito deteriorato da sola non basta ma occorre l’impegno degli imprenditori i quali devono essere disposti alla trasparenza e presentare agli investitori piani industriali credibili per il rilancio del proprio business a fronte dei quali richiedere nuova finanza.
Studio Eidos ha pluriennale esperienza nella finanza ordinaria e straordinaria e può supportare le aziende nell’identificazione delle linee strategiche e nell’elaborazione di un piano industriale ragionato e credibile.

Euribor e spread: è tempo di monitorarli

La politica monetaria espansiva della BCE degli ultimi mesi ha portato i tassi d’interesse a livelli molto bassi ed in alcuni casi sotto zero. L’Euribor a 1 mese ed a 3 mesi, i tassi di riferimenti della maggior parte delle operazioni di finanziamento ad imprese e privati, hanno raggiunto rispettivamente -0,10% e -0,04% (fonte www.euribor.it). Il Sole 24 Ore del 15 settembre 2015 afferma inoltre che i tassi d’interesse Euribor sono destinati a scendere ulteriormente fino a -0,20% e rimanere su questi livelli per molto tempo. Perché? L’aspettativa di tale dinamica decrescente, senza entrare nei tecnicismi, è da ricercarsi nella decisione da parte della BCE di portare il tasso sui depositi delle banche a -0,20% al fine di incentivare gli Istituti ad utilizzare la liquidità e supportare l’economia reale. I mercati finanziari prevedono un ritorno dei tassi Euribor intorno al 1% non prima del 2020.

I tassi d’interesse applicati sui finanziamenti ai privati e alle imprese stanno lievemente diminuendo come riportato nell’ultimo Bollettino Economico di Banca d’Italia ma riteniamo non a sufficienza poiché i tassi effettivi globali medi (TEGM) trimestrali sono ancora su livelli elevati rispetto all’Euribor. Di seguito i principali livelli di TEGM nel primo trimestre 2015:

  • Aperture di credito in conto corrente: 9,97%
  • Anticipi e sconti: 5,36%
  • Mutui ipotecari a tasso variabile: 3,47%

Banca d’Italia ha effettuato un’ulteriore interessante analisi sui tassi d’interesse applicati ai prestiti alle imprese suddivisi per classe di rischio: emerge che dalla fine del 2011 ad oggi il costo del credito è complessivamente sceso di due punti percentuali per le imprese nella migliore classe di rischio e di circa un punto per quelle più rischiose. Il differenziale tra imprese sane e imprese rischiose è pertanto passato da meno dell’1% del 2011 a oltre il 2% attuale.
Studio Eidos può supportare l’azienda in questo attuale contesto economico, oltre che nel governo del rating come riportato in precedenti nostri articoli, nell’analisi e nel monitoraggio delle condizioni bancarie applicate dalle banche.

Non esitate a contattarci per richiedere l’analisi delle condizioni bancarie della vostra azienda o ricevere ulteriori informazioni.

Il credito riparte: la vostra azienda è pronta? Chiedetelo a noi

Riprendiamo il nostro appuntamento periodico aggiornandovi sull’andamento del credito alle imprese e alle famiglie nei primi mesi del 2015.

In una recente nota dell’ABI emergono segnali positivi per le nuove erogazioni di prestiti bancari: sulla base di un campione rappresentativo di banche i finanziamenti alle imprese hanno segnato nei primi sette mesi del 2015 un incremento del 16% sul corrispondente periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda le nuove erogazioni di mutui per l’acquisto di immobili l’incremento annuo nello stesso periodo è stato dell’82,2% rispetto allo scorso anno. Le nuove operazioni di credito al consumo hanno segnato un incremento del 24,3%.
Altro dato interessante che emerge dall’analisi dell’ABI è l’incremento delle nuove erogazioni di finanziamenti a tasso fisso che è passata dal 20% di luglio 2014 al 60% di luglio 2015 del totale.

I dati dell’ABI sul mercato del credito lasciano ben sperare per i prossimi mesi ma la vostra azienda ha le carte in regola per richiedere e ottenere i finanziamenti alla luce della nuova regolamentazione di Basilea III?

Studio Eidos è disponibile ad effettuare le simulazioni di calcolo del rating di bilancio, non solo sui dati storici ma anche su quelli prospettici. Negli ultimi mesi Studio Eidos ha apportato delle rilevanti innovazioni alla propria metodologia di calcolo del rating di bilancio per adeguare il proprio modello alla stringente regolamentazione di Basilea III. In un mercato così competitivo e dinamico la pianificazione finanziaria riveste un ruolo fondamentale e la conoscenza del proprio rating bancario anticipatamente può fare la differenza per gestire i rapporti con gli Istituti di Credito.

Non esitate a contattarci per richiedere l’analisi del rating della vostra azienda o avere ulteriori informazioni.

Temporary management, è questa la soluzione al difficile rapporto con le banche?

Nel periodo 2008-2014, secondo i dati Cerved, il 20% delle PMI attive nel 2007 non ha retto la crisi: 13.000 sono fallite, 23.000 sono state liquidate e 5.000 hanno aperto una procedura concorsuale. Il problema di liquidità rimane così in molti casi irrisolto e per il 2014-2016 si stima un tasso di insolvenza delle PMI del 3,1%, superiore a quello degli ultimi anni.

La situazione appare ancora più preoccupante in vista dell’entrata in vigore di Basilea III, prevista in Italia tra il 2018 e 2019, come conseguenza della quale le banche saranno costrette ad aumentare la propria patrimonializzazione e a migliorare la qualità dell’attivo. Come evidenziato dalla rivista “L’Impresa n. 7-8/2015”, il sistema bancario sarà costretto ad adottare criteri sempre più rigidi e sofisticati per decidere quali aziende sono meritevoli di essere finanziate. Il motivo è semplice: maggiore è la probabilità di insolvenza di un soggetto, maggiore sarà l’assorbimento di patrimonio di vigilanza e quindi gli accantonamenti da eseguire.

Ripensare il rapporto banca-impresa

Ci pare necessario ripensare il rapporto banca–impresa, a tal fine vi segnaliamo una soluzione su cui si è recentemente iniziato a dibattere: la cosiddetta “bancabilità” del temporary management. Si tratta di fornire alle banche, attraverso l’intervento del legislatore, la possibilità di finanziare interventi di temporary management (quali ad esempio processi di internalizzazione, diversificazione, razionalizzazione gestionale, passaggi generazionali e altro ancora) in aziende loro clienti, senza incorrere nei rischi legati ad un loro coinvolgimento diretto nella gestione nell’eventualità in cui la situazione sfoci in una vera e propria crisi.
Ad oggi, tuttavia, con le vigenti disposizioni della Legge Fallimentare, le banche pur essendo tra i principali portatori di interessi di un’azienda, non possono essere coinvolte in modo esplicito in un qualsivoglia processo di risanamento in quanto temono il rischio di essere ritenute responsabili per l’abusivo esercizio delle attività di direzione e coordinamento. Per intervenire su situazioni ritenute critiche devono limitarsi a rivolgersi, in maniera informale e destrutturata, a operatori qualificati.

Competenza e meritocrazia

I tempi appaiono ormai maturi per l’inserimento da parte del Legislatore di uno strumento che andrebbe nella direzione della competenza e della meritocrazia. Da una nuova regolamentazione del rapporto banca – impresa, PMI e banche potrebbero entrambe beneficiare di un maggiore trasferimento della liquidità dal sistema bancario a quello imprenditoriale; le prime verrebbero risanate prima che sia troppo tardi e le banche, dall’altro lato, ridurrebbero l’ammontare delle sofferenze provenienti dalle PMI in difficoltà. Il rapporto banca – impresa è sempre stato un punto saldo del lavoro svolto in questi anni da Studio Eidos e pertanto ci impegniamo a trasferire a voi aziende il nostro know how oltre ad aggiornarvi su possibili evoluzioni future.

PD e LGD: occhio a quei due!

“Rivedere i modelli interni fa parte della normale attività di supervisione del Ssm, che da novembre 2014 ha già controllato i modelli di numerosi istituti”.

Con queste parole riportate il 15 Giugno 2015 nell’inserto Affari e Finanza di La Repubblica, la BCE anticipa che nei prossimi mesi si intensificheranno i controlli da parte degli ispettori sui modelli interni per il calcolo del rating.

I possibili effetti di una revisione dei modelli interni di rating

La fase è delicata per le cinque banche italiane vigilate che hanno adottato i modelli interni su autorizzazione della Banca d’Italia e la preoccupazione maggiore è che la revisione possa consumare il capitale proprio e frenare le operazioni di fusione in alcuni casi auspicate. Il pericolo maggiore sembra arrivare a nostro avviso, dall’aggiornamento delle serie storiche di due parametri dei modelli:

  • La probabilità di default (PD), la probabilità che una controparte si renda inadempiente all’obbligazione di restituire il capitale prestato e gli interessi su di esso maturati;
  • La perdita in caso di default (LGD), la perdita in caso di insolvenza, ovvero la perdita subita su una determinata esposizione in caso di default della controparte, in seguito alla possibilità di recuperare parte o l’intero ammontare dell’esposizione.

L’unica delle cinque banche italiane che ha le serie storiche di PD e LGD aggiornate al 2014 è MPS; Banco Popolare e Unicredit hanno i dati aggiornati rispettivamente al 2011 e 2013. Intesa Sanpaolo e Ubi non hanno fornito il dato. Dal momento che gli ultimi anni sono stati caratterizzati da un elevato numero di fallimenti, perdite su crediti e sofferenze in tutto il sistema, è logico attendersi che ricalibrare le serie farà salire l’ammontare delle attività ponderate per il rischio e diminuire il patrimonio di vigilanza (CET1). Con queste premesse, l’aggiornamento delle serie al 2014 non potrà certo quindi aiutare il patrimonio delle cinque italiane e sarà lecito attendersi nuove ricapitalizzazioni degli Istituti di Credito e il mantenimento degli spread sui finanziamenti alle imprese su livelli elevati.

Nostra analisi settoriale

A giocare un ruolo fondamentale nella definizione del rating e della probabilità di default, oltre all’andamento della singola azienda, sarà il settore di appartenenza. Basandoci sui dati settoriali e regionali che Unioncamere pubblica regolarmente, abbiamo effettuato un’attenta analisi sull’andamento dei principali settori rappresentativi dell’economia Toscana, alcuni dei quali seguiti in maniera continuativa da Studio Eidos: confezioni di articoli di abbagliamento, fabbricazione di articoli in pelle e simili, costruzioni di edifici, fabbricazione di prodotti chimici, attività dei servizi delle agenzie di viaggio, commercio all’ingrosso e al dettaglio e riparazione di automobili, metallurgia, fabbricazione di mobili, fabbricazione di prodotti farmaceutici ed infine estrazione di minerali da cave e miniere.

I primi due settori, a differenza degli altri, presentano un’incidenza di fallimenti sul totale delle aziende piuttosto stabile nel periodo di riferimento. Per le confezioni di articoli di abbigliamento, questa è compresa tra il 5,4% del 2010 e il 5,3% del 2014, mentre nel caso della fabbricazione di articoli in pelle e simili si hanno valori pari a 6,4% nel 2010 e 6,3% nel 2014.

Gli altri settori invece hanno maggiormente risentito della difficile congiuntura economica degli ultimi anni. Dalla nostra rielaborazione emerge che per queste attività, dal 2010 al 2014, vi è stato un incremento dei casi di fallimento. Le costruzioni sono state caratterizzate da un aumento dell’incidenza dei fallimenti di quasi un punto percentuale passando da 3,4% a 4,3%; ad aumentare sono stati anche i casi di liquidazione la cui incidenza si attesta su 8,2% nel 2014 contro il 7,3% del 2010. Per i servizi delle agenzie di viaggio, i fallimenti sono passati dal 2,4% del 2010 al 2,7% del 2014 e le liquidazioni dal 5,6% al 6,1%. Nel settore metallurgico i casi di fallimento sono stati pari all’8,6% rispetto al 7,8% del 2010; tra le aziende che si occupano della fabbricazione di mobili si è passati dal 5,4% nel 2010 al 6,6% nel 2014. Come accennato, la situazione è la stessa anche nei settori della fabbricazione di prodotti farmaceutici e dell’estrazione di minerali da cave e miniere. Nel primo caso l’incidenza dei fallimenti passa dal 5,5% del 2010 al 7, 7% del 2014; nel secondo caso è pari al 6,9% nel 2014 contro il 5,7% del 2010.

Conclusioni

Riteniamo che un eventuale aggiornamento delle serie storiche al 2014 porterà inevitabilmente ad un peggioramento dei rating delle aziende che fanno parte di determinati settori caratterizzati da un incremento del numero di fallimenti, perdite su crediti e sofferenze. Per le aziende diventa così sempre più importante tenere conto di quello che è l’andamento del proprio settore di appartenenza, Studio Eidos può accompagnarvi in questo complesso passaggio e anticipare le mosse del sistema bancario.

Per ulteriori informazioni in merito all’analisi settoriale effettuata non esitate a contattarci.

Ipse dixit: “Il cambiamento non può essere procrastinato”

Il 26 Maggio, in occasione dell’Assemblea annuale di Banca d’Italia, il Governatore ha presentato le sue “Considerazioni finali”.

Come riportato da Banca d’Italia, Visco nelle “Considerazioni finali” ha certificato che la ripresa si è avviata ma adesso l’Italia deve puntare al “ritorno a una crescita stabile, tale da offrire nuove prospettive di lavoro”, attraverso un consolidamento delle riforme e un rafforzamento del sistema bancario. Proprio riguardo a questo ultimo aspetto sono molti gli elementi su cui il Governatore si è soffermato, vediamo insieme i passaggi fondamentali.

Il mercato dei crediti deteriorati

Nel primo trimestre di quest’anno la qualità del credito e la redditività dei maggiori gruppi bancari hanno dato segni di miglioramento, ma l’eredità della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche. Alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi, il 4% in più rispetto al 2008. Conseguentemente le banche accantonano risorse cospicue, effettuano svalutazioni che assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l’autofinanziamento vincolando l’erogazione di nuovi prestiti.
Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, come anche da noi più volte sottolineato, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese.

Eterogeneità del credito

Le nuove erogazioni di credito sono tornate a crescere dagli ultimi mesi del 2014; in marzo i prestiti alle imprese erano del 2,2 per cento più bassi di un anno prima, con una forte attenuazione della caduta che osserviamo da tre anni. Le condizioni creditizie restano tuttavia eterogenee: nei settori in cui le prospettive sono già migliorate i prestiti alle aziende finanziariamente equilibrate hanno ricominciato a crescere. Al contrario, nei settori caratterizzati da una ripresa più lenta, continuano a registrarsi dati in flessione.

Forme alternative di finanziamento

Andrà stimolato e sostenuto lo sviluppo di forme alternative di finanziamento, indispensabili per evitare una carenza di risorse per l’economia reale. Di particolare rilievo potrà essere lo spostamento di una parte del processo di intermediazione dalle banche ai mercati, tendenza già in atto il molti paesi Europei.
Le banche potranno mantenere un ruolo centrale all’interno del sistema finanziario se sapranno accompagnare questa evoluzione espandendo l’attività dal lato dei servizi e affiancando nella raccolta diretta di capitali le imprese, che avranno, inoltre, la possibilità di ricorrere a maggiori forme di finanziamento.

E le PMI?

Il cambiamento deve riguardare senza dubbio anche le PMI con l’obiettivo di incrementare la competitività in questo attuale contesto economico. Studio Eidos è tutti i giorni in contatto con imprese di vari settori molto spesso di eccellenza con idee innovative e alta imprenditorialità, elevata qualità di prodotti e servizi e presenza in mercati di nicchia con buona marginalità. Insieme a questi punti di forza riscontriamo però alcune situazioni critiche quali ad esempio l’assenza di pianificazione a breve e medio-lungo termine, una gestione finanziaria limitata, un insufficiente controllo di gestione e scarsa ottimizzazione dei processi. Riteniamo che questi ultimi aspetti siano oggi imprescindibili per un’azienda moderna che intende essere presente sul mercato anche nei prossimi anni.
Se siete interessati ad approfondire l’argomento non esitate a contattarci.

Eureka! Una strategia comune è possibile

Uno tra tanti gravi rischi per la nostra economia è che si verifichi una mortalità eccessiva delle imprese che colpisca per asfissia finanziaria anche le aziende che avrebbero il potenziale per tornare a prosperare dopo questa crisi.”

Timori e auspici

Da queste parole ancora attuali di sei anni fa pronunciate da Mario Draghi, quando era Governatore della Banca d’Italia, capiamo perfettamente quali sono i timori e i rischi a cui può andare incontro l’economia europea e italiana. Le misure non convenzionali attuate dalla Bce cercano di scongiurare questo rischio e per il momento si sono dimostrate molto potenti anche se, come ha precisato recentemente Draghi, il quantitative easing deve restare in piedi per tutto il tempo necessario per avere effetti positivi su investimenti, consumi, inflazione e distribuzione della ricchezza”.

Dati e possibili soluzioni

Come riportato ne Il Sole 24 Ore del 21 maggio le sofferenze nei bilanci delle banche italiane con la crisi sono cresciute fino a 190 miliardi di euro ed in generale lo stock dei crediti deteriorati rappresenta il 20% degli impieghi totali. Per cercare di far ripartire il mercato dei non-performing loans gli ispettori del Fondo Monetario Internazionale hanno suggerito al governo italiano di incoraggiare la costituzione di una società veicolo da destinare alla gestione dei crediti deteriorati. Il Ministro Padoan ha ribadito l’importanza di trovare una soluzione al problema delle sofferenze e ha annunciato che è allo studio una specifica metodologia per il calcolo del prezzo degli asset deteriorati per poi dare il via libera al piano di Bad Bank.

Riflessione a voce alta

Le difficoltà delle aziende in questo nuovo contesto competitivo si manifestano normalmente con la diminuzione del lavoro, l’aumento dei crediti problematici, la riduzione dei margini di redditività ed in generale con la carenza di liquidità che va a gravare sui pagamenti ai fornitori e sulla capacità d’investimento.
La cosa curiosa e interessante a nostro giudizio è che le imprese hanno gli stessi identici problemi del sistema bancario.
Pensateci! L’economia è per tutti gli operatori semplicemente l’incontro di domanda e offerta.

Provocazione

E’ lecito immaginare soluzioni per le imprese simili a quelle del sistema bancario. Perché le aziende non si liberano di assets non remunerativi o non strategici concentrandosi sul core-business? Perché non avviano un processo di outsourcing delle attività a non valore aggiunto? Perché le imprese non creano una “Bad Company”, cioè una società di gestione accentrata dei crediti commerciali? E potremo continuare ininterrottamente.

Le strategie che le banche e le imprese possono intraprendere sono le stesse ma per fare tutto ciò naturalmente occorre pianificare accuratamente il progetto di riassetto aziendale realizzando un business plan che rappresenti perfettamente gli obiettivi e le idee imprenditoriali.

Studio Eidos è partner delle imprese e vuole immaginare insieme a voi imprenditori nuovi modelli di business, contattaci per parlarne con noi.

Banca–Impresa: troppi vincoli compromettono il rapporto

Il rapporto banca-impresa è destinato ad irrigidirsi ancora di più a causa delle nuove regolamentazioni definite dall’Autorità Bancaria Europea (EBA). Le recenti modifiche alla classificazione dei crediti delineate dalla Banca d’Italia avranno necessariamente impatto sulle imprese e sulla gestione della finanza aziendale. Come riportato nella relazione Consob del Presidente Visco e ne Il Sole 24 Ore del 12 maggio 2015 occorre spezzare il circolo vizioso del “bancocentrismo” onde evitare che questa dipendenza diventi davvero rischiosa per le PMI.

Cosa cambia per le banche e per le imprese?

Con l’ultimo aggiornamento del 20 gennaio 2015 della circolare 115 del 7 agosto 1990 (“Istruzioni per la compilazione delle segnalazioni di vigilanza su base consolidata”), Banca d’Italia ha modificato le definizioni di attività finanziarie deteriorate allo scopo di allinearle alle nuove nozioni di Non-Performing Exposures e Forbearance introdotte dalle norme tecniche di attuazione relative alle segnalazioni statistiche di vigilanza consolidate armonizzate definite dall’EBA.
Vengono abrogate le nozioni di esposizioni incagliate e ristrutturate. Le attività finanziarie deteriorate per cassa e “fuori bilancio” vengono pertanto ripartite in:

  • Sofferenze
  • Inadempienze probabili, esposizioni creditizie per le quali la banca giudichi improbabile che, senza il ricorso ad azioni quali l’escussione delle garanzie, il debitore adempia integralmente alle sue obbligazioni creditizie.
  • Esposizioni scadute e/o sconfinanti deteriorate, che sono scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni e superano una prefissata soglia di materialità

Le banche inoltre dovranno comunicare alla Banca d’Italia, nelle rivelazioni statistiche trimestrali, anche le fasce di scaduto delle esposizioni ripartite come segue: “fino a 1 mese”, “da oltre 1 mese fino a 3 mesi”, “da oltre 3 mesi fino a 6 mesi”, “da oltre 6 mesi fino a 1 anno”, “da oltre 1 anno”. Questo ci preoccupa molto: l’introduzione delle fasce di scaduto da 0gg a 90 gg può diventare un vero problema per le aziende e compromettere il rapporto con le banche.

Via d’uscita

Visco nel suo intervento suggerisce di creare un mercato finanziario avanzato in grado di canalizzare parte dei risparmi privati alle PMI. Detto ciò crediamo che serva una riflessione approfondita poiché troppi vincoli sul capitale delle banche rischiano di compromettere la ripresa dell’attività produttiva e la crescita economica. Studio Eidos continuerà anche nei prossimi mesi la propria politica d’informazione rivolta alle imprese poiché crediamo che la conoscenza di queste tematiche sia il punto di partenza per progettare insieme le PMI del domani in questo nuovo contesto competitivo.