Draghi, adesso pensaci tu!

In un periodo così turbolento per l’economia mondiale come quello attuale si fanno avanti teorie e modelli economici alternativi. Tra queste suggeriamo un’attenta lettura della Modern Money Theory promossa in Italia soprattutto dal giornalista Paolo Barnard tramite il suo libro “Il più grande crimine”.

Ma che cosa è la Teoria della Moneta Moderna?
Il termine è stato ideato da Bill Mitchell ma le radici sono di John Maynard Keynes, il fondatore della moderna macroeconomia. Nel ”Trattato sulla Moneta” Keynes ci dice in estrema sintesi che il denaro è “una creatura dello Stato”. Questo concetto è stato ripreso dagli economisti della MMT affermando che in un sistema a moneta fiduciaria tutto il denaro è creato esclusivamente dal governo, che lo stampa e lo mette in circolazione. Il governo pertanto non può mai essere costretto a fallire poiché la sua capacità di pagamento è illimitata come è illimitata la sua capacità di stampare moneta. Secondo questa teoria se uno Stato a moneta sovrana spende a deficit, acquistando cioè più di quanto incassa tramite le tasse, crea ricchezza alle imprese e ai privati. Gli Stati dell’Eurozona oggi non hanno moneta sovrana e quindi la possono solamente utilizzare ma non creare. La creazione di base monetaria è compito esclusivo della BCE.

La teoria proposta può non essere condivisa e criticata dagli economisti, soprattutto in riferimento alla possibilità degli Stati di generare deficit ed incrementare il debito pubblico per aumentare la ricchezza della comunità, ma riteniamo che la BCE abbia la possibilità di incidere positivamente sull’economia reale degli Stati dell’Eurozona utilizzando gli strumenti di politica monetaria. La FED ad esempio ha compiuto varie operazioni di Quantitative Easing in questi ultimi anni che hanno dato nuovo impulso all’economia USA e sostenuto le imprese come riportato nell’articolo di Neil Irwin sul New York Times di Ottobre 2014.
Purtroppo il Quantitative Easing europeo tanto atteso è stato rinviato al 2015, dopo che la BCE avrà esaminato l’impatto del forte calo dei prezzi del petrolio sull’inflazione e sull’economia. Il Governatore Mario Draghi ha davanti a sé una sfida piuttosto impegnativa in quanto deve perseguire l’obiettivo della BCE, cioè il mantenimento del livello generale dei prezzi, e deve convincere la Bundesbank ad avviare un processo di espansione della base monetaria per ridare fiato alla maggior parte delle aziende europee.

foto credits: wikimedia.org

2 commenti
  1. carlo dice:

    ma allora se a guidare l’economia di unio stato c’è un branco di gentaglia come sembra ci sia oggi chi li ferma più .
    A questo modo l’unico scopo della nazione è far soldi
    E’ tragico !

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  2. paolo dice:

    annunciare misure in continuazione e poi non metterle in pratica, alla lunga si ottengono effetti negativi per tutti…privati aziende mercato…
    mario draghi sara’ costretto a fare quello che ha detto salvo poi dimettersi
    se non trovera’ adeguato consenso nel board di bce!
    E sara’ la fine dell euro!
    Ma le ragioni di una scontata mediazione prevarranno…speriamo per tutti.

    Rispondi

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