L’autoriciclaggio entra nei reati “231”

A partire dal 1 gennaio 2015 le società potrebbero essere chiamate a rispondere del reato di autoriciclaggio commesso da soggetti con determinate cariche all’interno dell’organizzazione o comunque a questi subordinati.

Cosa si intende esattamente per autoriciclaggio?
E’ il trasferimento o impiego in attività economiche o finanziarie di somme successivamente destinate ad uso personale in modo da ostacolare l’identificazione della provenienza illecita del denaro derivante dalla commissione del reato stesso. Il nuovo reato è stato introdotto con il Ddl sul “rientro dei capitali” all’esame della commissione Finanze già dagli ultimi mesi del 2014, come si legge da un articolo di Galimberti de Il Sole 24 Ore dello scorso 10 ottobre. La portata della novità è consistente se si considera che in presenza di reati tributari la probabilità di dover rispondere anche del nuovo reato è molto elevata in quanto i proventi da evasione fiscale sono spesso reinvestiti in attività economiche e finanziarie creando le condizioni per l’integrazione del nuovo reato.

Il legame con la responsabilità amministrativa delle Società
Il Ddl oltre ad introdurre l’autoriciclaggio, lo include nel catalogo dei reati presupposto ai fini del D. Lgs. 231/2001 sulla responsabilità d’impresa. In altre parole, in ipotesi di creazione di fondi all’estero da parte di un amministratore, egli ne dovrà risponderà personalmente ma la commissione dell’illecito avrà conseguenze anche sulla Società di appartenenza.

L’impatto dell’emendamento per il mondo delle imprese
Gli effetti potrebbero essere devastanti. Sono previste multe in capo alle persone giuridiche fino ad un valore massimo di un milione e mezzo di euro, oltre a misure interdittive fortemente penalizzanti per l’operatività dell’organizzazione, a meno che la Società non provi di aver adottato un modello organizzativo in grado di prevenire il reato in questione.
A tal proposito, l’articolo di Acireno su Il Sole 24 Ore di oggi propone un focus sull’urgenza per le imprese di adeguare i propri modelli organizzativi 231 al nuovo reato.
L’aggiornamento del modello dovrà essere volto individuare in concreto le molteplici fattispecie che possono costituire presupposto di autoriciclaggio e a minimizzarne il rischio, a partire dall’identificazione delle aree più esposte alla commissione dell’illecito fino all’adeguamento dei protocolli e di tutti i documenti del modello (ad es. codice etico, sistema disciplinare).
Naturalmente, una revisione simile non potrà prescindere da una rivisitazione del sistema organizzativo societario: occorrerà infatti una ricognizione delle funzioni apicali, dei processi aziendali e dell’intero sistema di controlli interni.

foto credits: The Preiser Project

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