Articoli

La digitalizzazione e la creazione del valore aziendale

A partire dagli ultimi anni il mondo delle imprese ha dovuto sempre di più fare i conti con la volatilità del mercato. Quest’ultima ci impone come obiettivo non solo la massimizzazione dei profitti nel breve periodo, ma anche la generazione del valore aziendale nel tempo. Con l’incertezza che caratterizza il mercato, ciò che nel presente crea profitto potrebbe non farlo in futuro; diventa così indispensabile una riflessione a parte sul valore aziendale futuro e un piano di azione correlato per il presidio e lo sviluppo dello stesso.
In virtù di quanto detto, le dimensioni da governare non sono più soltanto efficacia (livello di business service) ed efficienza (eccellenza operativa): a queste si aggiunge la variabile del “rischio”.
Il rischio aziendale non deve essere inteso unicamente in relazione alla compliance; contenere il rischio significa:

  1. ridurre il più possibile la variabilità dei processi aziendali;
  2. fare in modo che eventuali variazioni sulle performance aziendali siano immediatamente rilevabili e analizzabili nelle dimensioni e nelle cause;

A questo scopo ci vengono in aiuto l’informatizzazione e la digitalizzazione dei processi. Spesso gli investimenti in information technology vengono erroneamente valutati solo in termini di cost saving (e per questo spesso accantonati) senza considerare il beneficio che possono avere rispetto agli obiettivi di stabilità e governo dei processi aziendali

Un esempio concreto

La digitalizzazione dei documenti comporta costi in termini di software, hardware e consulenza tali da inficiare i benefici derivanti dal risparmio degli spazi, della carta, del toner, delle stampanti, etc. Ma il vero valore aggiunto della digitalizzazione dei documenti sta in altri fattori; uno su tutti: la possibilità di accedere alle informazioni in maniera veloce dalla postazione di lavoro attraverso ricerche rapide, ovunque ci troviamo.
Oggigiorno le variabili e le eccezioni da gestire quotidianamente sono talmente tante e complesse che la stabilità dei processi e la rapidità dell’informazione nella gestione delle problematiche (siano esse di tipo finanziario, commerciale o operativo-interno) sono diventate elementi imprescindibili di competitività: l’informatizzazione e la digitalizzazione non fanno da sole il successo dell’azienda, ma il divario tra le aziende che hanno intrapreso questo percorso e le altre è destinato ad aumentare.

Imprese familiari, il meglio del capitalismo italiano

“Il mio segreto? Fare sempre diverso dagli altri, avere fede, tenere duro e non tradire il consumatore”. Sono le parole di un noto imprenditore italiano che ha costruito una multinazionale da 8 miliardi di euro di fatturato partendo da una semplice pasticceria.
Dopo aver posto l’attenzione sulla vita e le scelte imprenditoriali di Steve Jobs nella news del 19 febbraio 2015, oggi vogliamo trarre alcuni spunti di riflessione dalla strategia aziendale dell’imprenditore italiano per eccellenza, Michele Ferrero.
Come riportato nei principali quotidiani nazionali, in particolare ne Il Sole 24 Ore e ne La Stampa del 15 febbraio 2015, Ferrero ha tracciato alcune semplici regole nella strategia della propria azienda familiare:

  • Il consumatore deve essere al centro dell’attenzione di ogni componente dell’impresa a partire dall’imprenditore in persona. L’obiettivo è anticipare i bisogni del consumatore e soddisfarlo in modi che il consumatore stesso non sa immaginare.
  • Serve innovazione e cura del prodotto per il successo sul mercato; l’obiettivo deve essere di creare un prodotto unico dove la concorrenza semplicemente non esiste.
  • Occorre costante dedizione all’azienda perché è solo con la trepidazione, l’impazienza e la speranza che si può dare continuità all’attività e allo spirito imprenditoriale.

Il capitalismo familiare non deve essere visto come un peso per le aziende italiane ma un punto di forza ed un’opportunità per affrontare il mercato. Da uno studio di EY Italia pubblicato su Il Sole 24 Ore del 5 marzo 2015 risulta addirittura che le imprese a controllo familiare del Fortune Global 500 sono aumentate dal 15% al 19%. In Italia il numero di imprese familiari è più elevato rispetto agli altri paesi europei attestandosi ad oltre il 40% delle 300 imprese più grandi del Paese.
I tempi per prendere le decisioni gestionali sono sempre più brevi in mercati volatili come quelli attuali ma ciò non deve intimorire l’impresa familiare. Nella famiglia le imprese hanno in passato ritrovato gli stimoli giusti per affrontare il futuro e adesso devono lanciarsi nelle due principali sfide che attendono le aziende italiane per imporsi nel mercato: internazionalizzazione e digitalizzazione.