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La riforma del Fondo di garanzia per le PMI: più garanzie per le start-up e per chi investe

Dopo aver svolto un ruolo fondamentale nel favorire l’accesso al credito alle PMI attraverso la concessione della garanzia pubblica, il Fondo di Garanzia, dopo una fase di sperimentazione, sta per essere riformato secondo le disposizioni del Decreto ministeriale del 29 settembre 2015. Stallo del Governo permettendo, il restyling del Fondo entrerà in vigore tra Giugno e Luglio.

La riforma si fonda su due pilastri:

  1. L’adozione di un nuovo modello di rating per le imprese, simile al modello di valutazione del merito creditizio utilizzato per le banche;
  2. La ri-modulazione delle misure di garanzia in funzione della rischiosità dell’impresa.

Il nuovo modello di rating sarà composto da una scala di 12 classi raggruppabili in 5 fasce che sintetizzano il merito di credito (A, BBB, BB, B, CCC).Le imprese che rientrano nell’ultima classe sono escluse dall’accesso al Fondo, in quanto è stata fissata una soglia limite rappresentata da un tasso di default superiore al 9,43%. Ciò consente, da un lato, un significativo allargamento della platea dei potenziali beneficiari (rientrerebbe nell’ultima classe di rating soltanto l’8% delle PMI italiane), dall’altro, di escludere l’accesso alla garanzia alle imprese troppo rischiose.
L’idea di riformare il sistema di valutazione e le percentuali di copertura del Fondo nasce dalla necessità di riportare l’assorbimento di risorse da parte del Fondo su livelli compatibili con la finanza pubblica.
Infatti nel 2017, i finanziamenti accolti hanno evidenziato un aumento del +4,9% mentre l’importo garantito, pari a € 12,3 mld, ha registrato un incremento del +6,3%. Il MEF stima che con il restyling del Fondo l’importo massimo garantito diminuirà di circa il 12%.
Con la crisi infatti, le percentuali di copertura erano state portate fino alla misura massima (80%) consentita dalla normativa comunitaria. Le nuove soglie di garanzia verranno ridotte ed oscilleranno tra il 30% e l’80% in base alla rischiosità dell’impresa e alla tipologia del finanziamento.
Tra le novità principali è prevista l’assicurazione di garanzie massime alle start-up, a cui non sarà applicata la valutazione del rating, e alle PMI che intendono effettuare investimenti.

Pertanto, la nuova riforma, da un lato può rappresentare un forte incentivo ad intraprendere nuove attività imprenditoriali e agli investimenti per la crescita delle imprese esistenti, dall’altro, come sottolineato nel nostro articolo del 4 ottobre 2017, gli interventi della riforma renderanno ancora più difficile l’accesso al credito per le PMI italiane, anche quelle con rating medi che incorrono in tensioni finanziarie solo temporanee.
Il Fondo di garanzia negli anni ha sicuramente svolto una funzione indispensabile in un contesto economico nazionale complicato, tuttavia l’introduzione di requisiti più stringenti e la riduzione delle soglie di copertura degli investimenti non rappresenta sicuramente un impulso per la crescita futura del sistema economico italiano.
Studio Eidos rimane comunque a disposizione delle imprese che intendono accedere al Fondo di garanzia, sia effettuando simulazioni per il calcolo del rating che per progettare insieme investimenti per il futuro.

Il Fondo di garanzia per le PMI: cosa cambierà dal 2018

I lavori per la nuova riforma del Fondo di garanzia, come già riportato nel nostro articolo del 23 Febbraio 2016 “Fondo di Garanzia, il focus sulla Toscana” , i quali prevedevano l’introduzione di un nuovo sistema di rating, sono giunti al termine. La nuova riforma, infatti, entrerà in vigore ad inizio 2018, così come riportato dalla rivista “PMI” (n.8-9/2017) nell’articolo “Nuova riforma del Fondo di garanzia per le PMI” a cura di Gabriele Toma. Ma entriamo meglio nel dettaglio.

Con l’emanazione del Decreto del 6 marzo 2017 elaborato dal MiSE e dal MEF, sarà infatti esteso a tutte le operazioni finanziarie il modello di valutazione basato sulle probabilità di inadempimento (il c.d. modello di rating). Il rating risultante, congiuntamente alla tipologia di operazione e alla sua durata, sarà poi utilizzato per la definizione delle misure massime di garanzia.
Questo nuovo modello di rating interno sarà articolato in tre aree informative:

  1. La prima è quella economica-finanziaria, la quale fornirà il profilo di rischio patrimoniale, economico e finanziario;
  2. La seconda riguarda l’analisi andamentale delle dinamiche nei rapporti intrattenuti dalla PMI con il sistema bancario;
  3. La terza e ultima area valuta l’eventuale presenza di atti e di eventi pregiudizievoli a carico della PMI e dei soci.

L’analisi congiunta dei dati in queste tre aree sopradescritte determinerà la valutazione finale del merito di credito del soggetto beneficiario che congiuntamente alla tipologia di operazione e alla durata, sarà poi utilizzato per la definizione delle misure massime di garanzia. Tale procedura deve avvenire utilizzando il Portale Rating appositamente creato dal MCC: clicca qui.

UN NUOVO OSTACOLO PER L’ACCESSO AL CREDITO PER LE PMI
Questo allineamento degli standard di valutazione del rating a quelli bancari comporterà una riduzione delle opportunità per le imprese con rating medi di attingere al Fondo di Garanzia: si andrà a rendere ancora più difficile l’accesso al credito in un momento in cui, invece, il sistema produttivo avrebbe bisogno di espandere la sua capacità finanziaria, anche per quelle imprese classificate con rating medi che hanno temporanee tensioni finanziarie. Infatti gli Istituti di Credito il prossimo anno potrebbero ottenete una minore garanzia sui finanziamenti con un riduzione dei benefici legati ad un minor assorbimento patrimoniale che le banche hanno sulle operazioni garantite dal Fondo.
Ad ogni modo, Studio Eidos è disponibile a supportare le imprese che intendono accedere al Fondo di garanzia effettuando simulazioni di calcolo del rating alla propria metodologia affine alle stringenti regolamentazioni imposte dal mercato. Il nostro Team affianca anche le imprese nelle relazioni con gli Istituti di Credito favorendo il corretto utilizzo della Centrale dei Rischi e delle informazioni da essa derivanti.
Per qualsiasi informazione in merito non esitate a contattarci.

L’Equity crowdfunding esteso a tutte le Pmi

La Commissione bilancio della Camera ha concluso l’esame del disegno di legge di Bilancio 2017, che è ora all’attenzione dell’Assemblea. Tanti gli emendamenti approvati nel rush finale ed in rilievo su tutti i correttivi approvati è sicuramente quello contenuto nel comma 70 del testo della manovra approvata, che estende a tutte le PMI la possibilità di ricorrere all’equity crowdfunding.

Come già scritto trattato l’equity crowdfunding è uno strumento di raccolta di capitali attraverso portali on-line, ha fatto l’ingresso in Italia nel 2012. In precedenza applicabile alle sole Start-up innovative, nel 2015 lo strumento è stato esteso alle PMI innovative, società e fondi investimento. Ancora oggi però, le operazioni di crowdfunding faticano a decollare: sono poche decine quelle che, pubblicate sui portali autorizzati, hanno raggiunto gli obiettivi di raccolta prefissati.

Con la nuova legge di Bilancio, approvata alla Camera il 28 Novembre 2016, c’è un nuovo, inatteso anche dagli addetti ai lavori, salto di qualità ovvero la raccolta a mezzo portale viene estesa a tutte le PMI, anche quelle non innovative. Da rapporto Cerved 2015 le imprese che risulteranno idonee per effetto della normativa saranno oltre 137.000 (a differenza delle 316 attuali)
L’estensione assume una portata e un peso economico dirompenti. Infatti, oltre alla possibilità di reperire capitale senza gravare su i debiti, l’ammissione delle PMI comporterà necessariamente l’applicazione delle relative agevolazioni strutturali, quali:

  • deroga al divieto di offerta al pubblico di quote di cui all’art.2468 CC
  • possibilità di creare diverse categorie di quote che legittimamente limitino il diritto di voto in assemblea o lo escludano interamente

La novità dovrà passare ora il vaglio del Senato ed è assai probabile che non sia sottoposta a revisioni, anche in considerazione dello scarso appeal politico del tema.
Studio Eidos è a disposizione delle aziende per approfondire queste importanti tematiche e può progettare insieme alle PMI gli investimenti per il futuro, contattateci.

SME Supporting Factor: una spinta per i prestiti alle PMI

Come riportato dal Sole 24 Ore la riforma varata mercoledì 23 Novembre dalla Commissione UE (nella foto Valdis Dombrovskis), consolida ed estende il cosiddetto “fattore di sostegno alle PMI” (SME Supporting Factor). Tale misura, chiesta a gran voce dalle banche italiane già tre anni fa, si conferma quale ulteriore passo in avanti a favore di una struttura imprenditoriale, italiana ed europea, costellata di piccole e medie imprese.

Lo SME Supporting Factor, introdotto nell’ambito della disciplina europea sui requisiti patrimoniali delle banche (cosiddetto “Pacchetto CRD 4” che ha recepito l’Accordo di Basilea 3), si concretizza in un fattore di ponderazione (23,81% cosi come previsto dall’art.501 del CRR) che permette di ridurre l’accantonamento di capitale di vigilanza effettuato dalle banche a fronte di fidi fino a 1,5 milioni di euro erogati alle Pmi.

La novità è che la riduzione di capitale viene sia confermata, che estesa oltre questa soglia, anche se in percentuale ridotta. In pratica per i fidi di importo superiore la banche godranno dello sconto del 23,81% fino a 1,5 milioni di euro e del 15% per la parte eccedente, senza limiti d’importo.

Gli effetti di questa misura li avremo in prima battuta sulle banche, che vedranno i loro bilanci alleggeriti di ingenti somme di capitale regolamentare ed a cascata sulle imprese con una crescita esponenziale (da 10 a 20 volte come riportato da Federcasse) della loro capacità di reperire finanziamenti.

“Le PMI sono uno dei pilastri dell’economia dell’Unione Europea – spiega la Commissione – in quanto svolgono un ruolo fondamentale nel generare crescita e creare posti di lavoro.” di conseguenza lo SME Supporting Factor rappresenta per quest’ultime un supporto essenziale nell’accesso al credito.

Studio Eidos ritiene necessario per le aziende essere aggiornate sui cambiamenti che interessano il loro operato. Per qualsiasi informazioni non esitate a contattarci.

Il rendiconto finanziario: da obbligo a opportunità

Il D.Lgs. 139/2015, di attuazione della Direttiva 2013/34/UE, modifica la sezione IX del Codice Civile riguardante la redazione del bilancio (che vede anche interessate la maggior parte delle società non quotate, ovvero le PMI), includendo tra gli schemi obbligatori il Rendiconto Finanziario. Utilizzare questo strumento sarà importante in ottica prospettica, utile indicatore per le scelte da fare in azienda.

Con la modifica all’art. 2423, arricchito del comma 1-bis, ai sensi del quale vengono interessati il principio di rilevanza ed il principio di prevalenza della sostanza sulla forma, e con il nuovo art. 2425-ter , il rendiconto finanziario diventerà parte integrante del bilancio come documento obbligatorio, ad eccezione delle imprese che redigono il bilancio in forma abbreviata e le micro-imprese, già a partire dagli esercizi aventi inizio dal 1° gennaio 2016.

Con questo provvedimento, oltre a soddisfare una richiesta già sollevata dall’OIC 12 prima e l’OIC 10 oggi e ad allineare l’ordinamento contabile alla migliore prassi internazionale, potremo attingere alla base informativa fornita dal nuovo documento, la quale si concretizzerà nei seguenti vantaggi:

  • controllo del flusso di cassa (cash flow) generato e capacità di confronto dello stesso con il reddito (profit) desumibile dal Conto Economico;
  • utilizzo del cash flow quale grandezza maggiormente attendibile, perché non influenzata da valutazioni soggettive;
  • informativa sulla liquidità della struttura finanziaria dell’impresa, intesa come capacità di liberare risorse liquide presenti;

Le lettura di queste informazioni in ottica prospettica sarà utile sia per indicare l’ammontare, la tempistica e la certezza dei flussi di cassa futuri, sia per avere indicazioni sulla capacità dell’azienda di autofinanziarsi, ed in ultima analisi, ma non per questo meno importante, per una valutazione dei nuovi progetti d’investimento e della sostenibilità del debito da richiedere alle banche.

Tale modifica (insieme alle altre previste dal decreto), pertanto, non dovrà essere recepita come un mero obbligo da rispettare, quanto come uno strumento da sfruttare, considerando oltremodo che essa non impatterà soltanto sulla parte prettamente numerica, ma coinvolgerà a cascata anche i sistemi informativi, processi organizzativi ed il sistema di controllo interno, andando a richiedere nuove competenze agli operatori.

Come sempre Studio Eidos ritiene necessario per le Aziende essere aggiornate sui cambiamenti che interessano il loro operato. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

PMI e Start-Up: l’innovazione passa dal crowdfunding

Come anticipato nelle precedenti news, l’introduzione di un sistema di rating per accedere al Fondo di Garanzia accrescerà la difficoltà di accesso al credito bancario per le PMI. Ma cosa possono fare le Start-up e le PMI innovative per reperire la liquidità necessaria a finanziare i propri progetti? Il nuovo modello di raccolta del capitale più snello e veloce chiamato equity crowdfunding potrebbe essere la soluzione.

L’equity crowdfunding, introdotto nel rapporto “Restart, Italia!” del Ministero della Sviluppo Economico e disciplinato dal Dlg. 179/2013 e dal Dlg, 3/2015, permette alle start-up innovative e alle PMI innovative di effettuare la raccolta di fondi on-line attraverso portali autorizzati sotto forma di capitale di rischio con il fine di reperire le risorse per realizzare un progetto d’investimento. La recente delibera della CONSOB n. 19520/2016 recepisce le modifiche introdotte dal Dlg. 3/2015 con l’obiettivo di semplificare la procedura di accesso al crowdfunding e ampliare la categoria degli investitori (investitori professionali e investitori a “supporto dell’innovazione”).

Il numero dei progetti d’investimento pubblicati dal 2013 ad oggi sulle piattaforme autorizzate è ancora molto basso (38 offerte pubblicate di cui ad oggi solo 15 concluse con successo) ma riteniamo che l’innovazione debba passare anche da forme alternative di finanza e ciò debba essere ulteriormente incentivato dallo Stato Italiano.

Studio Eidos è a disposizione delle aziende per approfondire queste importanti tematiche e può progettare insieme alle PMI gli investimenti e le strategie per il futuro.

Il rilancio aziendale passa da una ristrutturazione del credito

Il problema dei crediti deteriorati delle banche italiane non deve essere sottovalutato poiché è dipeso principalmente da posizioni verso imprese. Su 201 miliardi di euro di sofferenze lorde, 135 miliardi di euro sono nei confronti di aziende non finanziarie. Inoltre su 111 miliardi di euro di incagli, 84 miliardi sono verso aziende del settore costruzioni e attività immobiliari. Ancora più problematica la situazione prevista nei prossimi anni in Toscana e Marche visto che la maggior parte dei crediti in sofferenza a bilancio della bad bank costituita dalle sofferenze delle quattro banche salvate per decreto è appunto concentrata in queste due regioni.

Come riportato in Milano Finanza del 5 marzo, riprendendo uno studio della SDA Bocconi School of Management, per risolvere il problema dei crediti deteriorati occorre intervenire in un ottica di ristrutturazione e di rilancio aziendale al fine di scongiurare la chiusura dei battenti di molte aziende che porterebbe solo ad un impoverimento dell’economia. Vi sono molte aziende che, seppure in situazione di sofferenza e tensione finanziaria, generano margini positivi e hanno effettive possibilità di rilancio con una ricapitalizzazione.

Dallo stesso studio della SDA Bocconi emerge però che solo una minoranza delle aziende che è passata da un qualche tipo di ristrutturazione riesce a mantenere l’equilibrio finanziario negli anni successivi; tra le aziende che avevano chiuso una prima ristrutturazione tra il 2019 e 2010 solo il 10%, dopo quattro anni, si trovava in equilibrio. Questo perché la ristrutturazione non è stata a tutti gli effetti reale e non ha previsto un cambio di governance necessario e una nuova finanza adeguata a risollevare le sorti delle aziende e finanziarne il rilancio.

Gli istituti di Credito per minimizzare le eventuali perdite dovrebbero individuare i crediti deteriorati delle le aziende con una possibile prospettiva di rilancio e agire proponendo adeguate rinegoziazioni dei debiti sulla base di accurati piani industriali.

Grazie alla sua pluriennale esperienza, Studio Eidos supporta le imprese nella gestione dei rapporti con gli Istituti di Crediti e nella realizzazione di piani industriali specifici per ristrutturare e rilanciare l’azienda. Per qualsiasi informazione non esitate a contattarci.

Pmi e banche hanno un nemico comune

Per le piccole e medie imprese è quasi una tradizione considerare gli istituti di credito come degli avversari, eccezionalmente negli ultimi mesi banche e Pmi, stanno però combattendo la medesima battaglia contro un nemico comune.

Per capire di cosa si tratta dobbiamo tornare indietro al 2014. Il 1 Gennaio 2014 il Parlamento europeo ha approvato lo “Sme supporting Factor”, dove “Sme” sta per small and medium enterpries (ovvero piccole e medie imprese). Si tratta di un fattore di ponderazione da applicare ai soli finanziamenti alle piccole e medie imprese che permette di compensare l’aumento dei requisiti di capitale imposto da Basilea 3. In base a questa regolamentazione le Pmi sono considerate più rischiose delle grandi imprese e quindi le banche avrebbero dovuto prestare a condizioni peggiori, o prestare meno; lo Sme supporting Factor viene introdotto come modifica regolamentare proprio con l’obiettivo di mitigare questi effetti.

Come hanno evidenziato il quotidiano La Repubblica del 16 Novembre e Milano Finanza con un articolo dell’11 Novembre, il correttivo Sme supporting Factor è però una norma transitoria e l’autorità europea di regolamentazione bancaria (Eba) non è favorevole alla proroga di questo istituto. La sua cessazione avrebbe per molti paesi, dove le piccole e medie imprese giocano un ruolo importante nell’economia, effetti deleteri. In Italia, dove le Pmi producono il 67,7% del valore aggiunto, si tratterebbe di circa 20 miliardi di finanziamenti che sarebbero impossibili da ottenere o avverrebbero a tassi più elevati. Nonostante i riconosciuti benefeci ottenibili, non è però detto che l’Italia possa avere tanti alleati all’Eba oltre alla Spagna e altri paesi secondari a supporto dello Sme supporting Factor; il timore è che si ripeta una nuova spaccatura tra paesi del centro e del nord Europa e paese meridionali.

A combattere in prima fila per favorire il credito alle Pmi c’è ora soprattutto l’Abi, l’associazione delle banche italiane che con il suo paper dell’ottobre scorso argomenta a favore del mantenimento e dell’allargamento dello Sme supporting Factor anche a finanziamenti superiori a 1,5 milioni.
Non rimane però molto tempo: entro il prossimo febbraio all’Eba dovranno pervenire tutte le osservazioni e spetterà poi alla Commissione europea decidere definitivamente entro febbraio 2017.

Studio Eidos è partner delle imprese e ritiene che la conoscenza di queste tematiche sia un fattore rilevante per progettare insieme alle Pmi delle strategie per il futuro. Studio Eidos continuerà anche nei prossimi mesi la sua politica di informazione, non esitate a contattarci per ulteriori approfondimenti.

Ipse dixit: “Il cambiamento non può essere procrastinato”

Il 26 Maggio, in occasione dell’Assemblea annuale di Banca d’Italia, il Governatore ha presentato le sue “Considerazioni finali”.

Come riportato da Banca d’Italia, Visco nelle “Considerazioni finali” ha certificato che la ripresa si è avviata ma adesso l’Italia deve puntare al “ritorno a una crescita stabile, tale da offrire nuove prospettive di lavoro”, attraverso un consolidamento delle riforme e un rafforzamento del sistema bancario. Proprio riguardo a questo ultimo aspetto sono molti gli elementi su cui il Governatore si è soffermato, vediamo insieme i passaggi fondamentali.

Il mercato dei crediti deteriorati

Nel primo trimestre di quest’anno la qualità del credito e la redditività dei maggiori gruppi bancari hanno dato segni di miglioramento, ma l’eredità della recessione pesa ancora sui bilanci delle banche. Alla fine del 2014 la consistenza delle sofferenze è arrivata a sfiorare i 200 miliardi, il 4% in più rispetto al 2008. Conseguentemente le banche accantonano risorse cospicue, effettuano svalutazioni che assorbono larga parte del risultato operativo e limitano l’autofinanziamento vincolando l’erogazione di nuovi prestiti.
Lo sviluppo di un mercato secondario dei crediti deteriorati, come anche da noi più volte sottolineato, contribuirebbe a riattivare appieno il finanziamento di famiglie e imprese.

Eterogeneità del credito

Le nuove erogazioni di credito sono tornate a crescere dagli ultimi mesi del 2014; in marzo i prestiti alle imprese erano del 2,2 per cento più bassi di un anno prima, con una forte attenuazione della caduta che osserviamo da tre anni. Le condizioni creditizie restano tuttavia eterogenee: nei settori in cui le prospettive sono già migliorate i prestiti alle aziende finanziariamente equilibrate hanno ricominciato a crescere. Al contrario, nei settori caratterizzati da una ripresa più lenta, continuano a registrarsi dati in flessione.

Forme alternative di finanziamento

Andrà stimolato e sostenuto lo sviluppo di forme alternative di finanziamento, indispensabili per evitare una carenza di risorse per l’economia reale. Di particolare rilievo potrà essere lo spostamento di una parte del processo di intermediazione dalle banche ai mercati, tendenza già in atto il molti paesi Europei.
Le banche potranno mantenere un ruolo centrale all’interno del sistema finanziario se sapranno accompagnare questa evoluzione espandendo l’attività dal lato dei servizi e affiancando nella raccolta diretta di capitali le imprese, che avranno, inoltre, la possibilità di ricorrere a maggiori forme di finanziamento.

E le PMI?

Il cambiamento deve riguardare senza dubbio anche le PMI con l’obiettivo di incrementare la competitività in questo attuale contesto economico. Studio Eidos è tutti i giorni in contatto con imprese di vari settori molto spesso di eccellenza con idee innovative e alta imprenditorialità, elevata qualità di prodotti e servizi e presenza in mercati di nicchia con buona marginalità. Insieme a questi punti di forza riscontriamo però alcune situazioni critiche quali ad esempio l’assenza di pianificazione a breve e medio-lungo termine, una gestione finanziaria limitata, un insufficiente controllo di gestione e scarsa ottimizzazione dei processi. Riteniamo che questi ultimi aspetti siano oggi imprescindibili per un’azienda moderna che intende essere presente sul mercato anche nei prossimi anni.
Se siete interessati ad approfondire l’argomento non esitate a contattarci.

Imprenditori italiani? Stay hungry, stay foolish!

Cosa può fare un amministratore al comando di una Pmi italiana per impostare una strategia di successo? Proviamo a rispondere con le parole di un noto imprenditore: “Stay hungry, stay foolish!”.
Steve Jobs è rimasto affamato e folle per tutta la sua carriera e lo dimostrano i risultati raggiunti dalla Apple. Ma il risultato più importante che ha raggiunto è infondere nei propri dipendenti una duratura passione per la creazione di prodotti rivoluzionari e la ferma convinzione di poter realizzare cose che sembravano impossibili.

Quali sono stati i cardini del suo successo imprenditoriale?
Walter Isaacson, autore della biografia best seller “Steve Jobs” e di articoli sulla rivista Harvard Business Review (Hbr), ci racconta l’avvincente storia del geniale imprenditore la cui passione per la perfezione e il cui carisma hanno rivoluzionato i computer, il cinema d’animazione, la musica, la telefonia, i tablet e l’editoria elettronica. Isaacson in un articolo sul HBR di aprile 2012 individua le prassi che un imprenditore dovrebbe seguire per emulare Steve Jobs:

  • Focalizzate: “Quali sono i cinque prodotti su cui volete puntare?”.
  • Semplificate: ”La cosa migliore è andare in fondo nella ricerca della semplicità e capire tutto di quel prodotto e di come viene realizzato”.
  • Responsabilizzatevi: “E’ necessario assumersi la responsabilità dall’inizio alla fine dell’esperienza del cliente”.
  • Se siete rimasti indietro, saltate: “Non occorre solamente sfornare idee nuove ma anche recuperare posizioni perdute”.
  • Prima il prodotto, poi il profitto: “Le persone sono motivate dalla creazione di grandi prodotti, non dai profitti”.
  • Non diventate schiavi del focus group: “I clienti non sanno quello che vogliono finché non siamo noi a mostrarglielo”.
  • Piegate la realtà: “Buttatevi. Ce la potete fare”.
  • Imprimete: “Le persone effettivamente giudicano un libro dalla copertina”.
  • Esortate alla perfezione: “Un bravo falegname non usa un brutto legno per il retro di un armadio, anche se nessuno lo vedrà mai”.
  • Accettate solo giocatori di prima classe: “Quando hai persone veramente in gamba non devi coccolarle troppo”.
  • Incontri faccia a faccia: “La creatività emerge negli incontri spontanei, nelle discussioni libere e casuali”.
  • Adottate sia visione d’insieme che i dettagli: ”Occorre essere fantastici nella vision aziendale e nei dettagli”.
  • Combinate approccio scientifico e umanistico: “Creatività e tecnologia, arte e ingegneria”
  • Stay hungry, stay foolish: ”Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero”.

Questo non vuole essere un vademecum da seguire per le aziende ma è un ottimo punto di partenza per riflettere sulla strategia aziendale. Adesso più che mai, c’è il bisogno di non sprecare le poche risorse disponibili e puntare all’eccellenza e alla perfezione. A tal proposito vi suggeriamo anche la lettura di un altro articolo apparso sulla rivista Hbr nel giugno 2013 che analizza il business model della Dallara, un’azienda italiana leader mondiale nella produzione di scocche auto che basa il suo successo sulle competenze, l’innovazione e l’internazionalizzazione. Solamente così a nostro giudizio le aziende italiane potranno ritrovare la strada del successo e affermarsi sui mercati internazionali con i propri prodotti.