Un altro default tra i consorzi di garanzia: rischio contagio?

A circa un anno di distanza dal fallimento di Eurofidi, si presenta un altro caso di default di un consorzio di garanzia: quello di Unionfidi Piemonte. Quest’ultimo, che opera secondo il modello ex. Art 107 del TUB, a conclusione dell’attività ispettiva di Banca d’Italia, è stato infatti dapprima cancellato dall’albo degli intermediari finanziari, per poi essere messo in liquidazione dalla stessa Banca d’Italia nell’espletamento delle sue funzioni di vigilanza.

Tale ispezione di Banca d’Italia ha messo in luce la situazione di sofferenza in cui versava Unionfidi e che ha reso necessario un accantonamento al proprio fondo rischi di circa 13 milioni di euro a copertura delle “partite deteriorate”. L’inefficacia delle controgaranzie rilasciate da MedioCredito Centrale S.p.A., mandante del RTI che gestisce il Fondo Centrale di Garanzia insieme alle mandatarie Artigiancassa S.p.A., MPS Capital Services Banca per le Imprese S.p.A., Mediocredito Italiano S.p.A. e Nexi S.p.A., è il motivo del deterioramento di tali partite, con il conseguente peggioramento dei coefficienti patrimoniali al di sotto delle soglie previste da Basilea III. Inoltre, la svalutazione della partecipazione in Veneto Banca di circa 1,7 milioni ha ulteriormente peggiorato la situazione dopo il naufragio delle popolari venete, il quale ha fatto crollare il valore dei titoli azionari.

Il problema è che le garanzie concesse dal Fondo Centrale sono andate a confluire nella procedura fallimentare del Consorzio, con conseguenze negative sia per la banca beneficiaria che per il cliente garantito. Paradossalmente la cosiddetta Controgaranzia del Fondo Centrale non ha assicurato alla banca nessun tipo di beneficio mentre i clienti che avevano pagato delle alte commissioni per la concessione di tale garanzie si sono ritrovati sprovvisti delle garanzie accessorie.

Facciamo un esempio

Nel caso del default di una impresa garantita da un consorzio che va in default, è ovvio che la banca perda la sua garanzia; per questo i consorzi per concedere garanzie solvibili si contro garantivano presso Il Fondo Centrale. Purtroppo nessuno ha mai pensato che in caso di un default di un consorzio, l’escussione della garanzia del Fondo Centrale rientrasse nella procedura fallimentare del consorzio stesso, senza dunque poter essere attinta direttamente dalla banca beneficiaria.
Questa situazione non è solo assurda ma a nostro avviso, pure incostituzionale in una regione come la Toscana dove per poter accedere alla garanzia del Fondo Centrale, si è obbligati a passare da un Consorzio.

In conclusione, le imprese pagano fior fiori di commissioni per accedere ad una garanzia pubblica che in caso di dafault del consorzio non garantisce più l’esposizione della impresa stessa, ma le perdite del consorzio.

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